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Un “cavatappi” per la missione…

Un “cavatappi” per la missione…
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Non sono venuto a riempire bottiglie vuote, ma a stapparle, ad aiutare i sierraleonesi a trovare in se stessi il Signore.

Grazie a tutti gli amici che ci vogliono bene. Noi preghiamo per voi. È successo anche durante un recente incontro dei bambini. Erano circa 500 e, nella maggior parte, erano musulmani. Ma per fortuna, la preghiera non ha etichette e così abbiamo chiesto al Signore di benedirvi, guidarvi, aprirvi gli occhi, ma soprattutto il cuore, per scoprire la bontà in chi vi sta vicino. E ce n’è tanta.

Qui in Sierra Leone mi trovo in mezzo ai musulmani. I cristiani sono una piccola minoranza. Ma ho grandi amici tra i musulmani che si dividono in due gruppi: i moderati e i radicali. Con i primi siamo uniti nella diversità e ci rispettiamo nella nostra identità.

Vi porto un esempio concreto. Ero partito presto col camioncino per portare quattro giovani ciechi al collegio e un bambino sordomuto nella scuola tenuta dalle suore. Dopo 80 chilometri, usciva fumo dal motore. Eravamo fermi sotto un sole che spaccava. Mi si è avvicinato un giovane meccanico musulmano. Mi ha accompagnato alla vicina missione cattolica, dove ho parcheggiato. In cambio mi ha chiesto solo una preghiera.

Questo mi fa capire che la vocazione missionaria non è solo per me che sono venuto in Africa, ma per tutti i cristiani, anche per coloro che sono rimasti nei propri paesi. Quarantuno anni fa partivo da Bozzolo (MN) con destinazione Sierra Leone. E la gente si complimentava con me: “Come sei bravo! Porti il Signore in Africa, vai a fare progetti di sviluppo sociale e ad aiutare tanti malati e bisognosi…”. Ed io un po’ ci credevo… Arrivo in Sierra Leone e per primo ho trovato il Signore che mi aspettava. L’ho visto presente nella buona gente che mi ha ricevuto. Non l’ho portato io in Sierra Leone.

Di sicuro non mi vedrete mai lavorare nelle piantagioni di riso sotto il sole. Ma lavoro con la gente! Loro devono essere gli artefici dello sviluppo sociale. “Aiutare i malati e i bisognosi”. Qui la fila c’è sempre. Ma se non ci foste voi ad aiutarci, di malati all’ospedale e di bambini a scuola ne manderei ben pochi!

Allora mi domando: “Dov’è la mia vocazione missionaria?”. Noto che è quella di essere un “cavatappi”. Provo a spiegarmi… Non sono venuto a riempire bottiglie vuote, ma a stapparle, ad aiutare i sierraleonesi a trovare in se stessi il Signore, un Padre Buono che ama tutti senza discriminazione, che non è mai stanco di perdonarci, che accetta tutti, non importa se sei bianco o nero, se vai in chiesa o in moschea, se sei di questo partito o dell’altro…

Papa Francesco, qui in Africa ha detto forte: “Cristiani e musulmani siamo tutti fratelli e sorelle, comportiamoci come tali!”. Vedo i miei compagni missionari in Africa come “cavatappi”, ma sono convinto che anche voi cristiani dobbiate essere dei “cavatappi”. Significa aiutare chi ci sta accanto a vedere il Signore, a vedere gli aspetti positivi negli altri e a trattare la gente con bontà, pazienza e con il sorriso. Ci pensa il Signore a convertire. Quello è il suo lavoro.

La nostra vocazione missionaria è, in sintesi, come un dialogo d’amore con il Signore, per scoprire una missione di servizio per chi ci sta accanto. È una scoperta nuova ogni giorno, che ci fa pensare e riflettere. È un lavoro di gioia che ci tiene giovani. Signore, di che cosa ha bisogno la mia gente oggi? Nell’aiutarli a trovare in loro stessi le risposte, il mio cavatappi non arrugginisce.

La mia gente ha bisogno di essere incoraggiata ad avere fiducia e credere in se stessi. Nel mio piccolo mi accorgo che mandando a scuola i giovani e dando loro fiducia “io fermo i barconi”. Li convinco a rimanere qui in Sierra Leone, a far crescere il loro Paese. La Sierra Leone deve essere sviluppata e convertita dai sierraleonesi. E, come vedete, questo lavoro di “cavatappi” è lì per tutti. Se vogliamo essere contenti, la risposta è darci da fare per far contenti altri. È la vocazione di tutti i cristiani, è il lavoro di cavatappi che arruola tutti. Vi auguro che anche voi siate dei missionari, dei “cavatappi” simpatici e sorridenti.

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