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Tutti insieme in pellegrinaggio

Tutti insieme in pellegrinaggio

Venerdì 16 giugno 2017 rimarrà un giorno speciale. Più di cento persone si sono date appuntamento davanti al centro pastorale diocesano “San Guido Maria Conforti” di Macomer per il pellegrinaggio al “Cristo de los milagros” di Galtellì.

La visita al Borgo storico

Difficoltà nella preparazione e organizzazione del pellegrinaggio ce ne sono state molte… tanto che a un certo punto volevamo scegliere un’altra meta, ma il “Cristo de los Milagros” ce le ha fatte superare tutte, grazie alla collaborazione attiva, disinteressata di Andrea Gallus e Maria Riu, amici di p. Giuseppe Marzarotto e membri attivi della Pro Loco di Galtellì.

Arrivati a gruppetti, abbiamo iniziato a visitare il borgo storico, uno dei più belli d’Italia e ispiratore del romanzo Canne al vento di Grazia Deledda. I luoghi storici e tutte le chiese erano stati aperti per noi: la cattedrale di San Pietro che conserva un ciclo di affreschi romanici; la chiesa di Santa Maria delle Torri, dove è custodito il crocefisso miracoloso; la chiesa della Beata Vergine Assunta o della confraternita delle anime; la chiesa di Santa Croce e di San Francesco. Un gruppo ha avuto il tempo di visitare l’antica casa padronale “Domo de Marras”, attualmente adibita a museo etnografico, nel quale sono allestiti vari ambienti di vita e cultura agro-pastorale.

Che bellezza e che grazia!

mac ragazzi Mesa pellegrinaggioAlle 11 abbiamo celebrato la Messa nella chiesa dell’Assunta, presieduta da p. Giuseppe Marzarotto con p. Luigi Caria e me. È stata una liturgia viva, intensa e vissuta in preparazione alla visita del Crocefisso. I giovani con la chitarra hanno accompagnato i canti.

Poi, a gruppetti, siamo entrati a Santa Maria delle Torri da una porta laterale che conduce alla sacrestia. Che bellezza, che fortuna e che grazia poter ammirare il “Cristo de los Milagros” da non più di tre metri! Sembra vivo, tanto si notano le vene delle gambe e del corpo tutto.

Ringraziamo la signora Anna Maria Caria e il marito Mario, oltre ai due autisti dei pullman per la certosina pazienza. Grazie al ristorante “La Cantina” e all’agriturismo “Tanca e Gaia” per la genuinità del pranzo.

Sempre nello stesso posto

L’arrivo del Crocefisso a Galtellì, secondo fonti storiche e testimonianze, viene fatto risalire al 1394, anno in cui papa Bonifacio IX nominò come vescovo di Galtellì fra Paolo da Roma, il quale portò con sè il simulacro per sottrarlo alla distruzione, durante un saccheggio di Roma.

Secondo la tradizione più comune invece il simulacro giunto a Galtellì (da Cagliari o dal mare di Orosei portato da gente di Sarule), è stato posto provvisoriamente nella chiesetta di Santa Maria delle torri. Quando il vescovo decise di trasportarlo nella chiesa di San Pietro, sarebbe avvenuto un prodigio che costrinse i galtellinesi a riportare il simulacro dove era prima. Infatti, durante il tragitto, i buoi che tiravano il carro con il crocefisso, non volevano andare avanti. Si decise di tornare indietro e i buoi, giunti davanti alla chiesa Santa Maria delle torri, si fermarono. Era un segno.

Il Crocefisso è collocato sopra l’altare maggiore e non venne mai spostato, perché si diceva che erano avvenuti fatti strani e addirittura miracolosi, tutte le volte che si era tentato di toccare il simulacro per portarlo altrove, anche in processione. Tanto che una volta, ai presbiteri che volevano abbassarlo apparve con l’aspetto severo e fu visto sudare. Non ebbero il coraggio di toccarlo. Subito si mosse l’aria e piovve moltissimo dopo tanta siccità.

Un lungo elenco di… prodigi

Il primo prodigio documentato avvenne nel 1601, in preparazione alla festa del Crocifisso. Don Antonio Guiso con don Antonio Pirella e don Francesco Milis, salirono sul riquadro per spolverarlo e videro con i loro occhi che il Crocifisso aveva uno dei piedi schiodato e sollevato di circa un palmo dall’altro piede. Dopo due giorni, quando ebbero il coraggio di svelare il Crocifisso, lo trovarono inchiodato come prima.

Un’altra volta il curato Agostino Pischedda trovò che il corpo e i capelli del Cristo erano umidi e bagnati, ma non per cause naturali. Solo nel 1612 si rese conto che si trattava di un fatto straordinario.

I prodigi avvenuti nel 1612 sono tanti. Il 29 aprile i tre curati, avendo terminato di pulire il Crocifisso, videro con i propri occhi, sulla sua coscia sinistra, come una perla bianca, la quale si divise in tre parti che si trasformarono in sangue vivo. Accorsero molte persone e tanti videro altre gocce di sangue vivo, grosse come grani di melograno sopra l’ombelico…

Tantissimi sono i miracoli e le grazie concesse da Cristo ai devoti del Crocifisso, riportate negli annali, negli atti e nelle testimonianze emerse durante il processo informativo del 1612. Non costituiscono che una parte dei segni prodigiosi che sempre il Crocifisso dispensa.

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