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Tante croci in cielo e sulla terra

Tante croci in cielo e sulla terra

Da questa parte dell’equatore, quando la calamita della notte tira in basso l’ultimo raggio di sole, il cielo dispone le sue stelle in maniera differente. Così - qui nel mezzo della savana, sulle rive del grande fiume Zambesi - non ci cerca la Stella Polare, ma la Croce del Sud, costellazione di riferimento nel cielo della notte australe.

Una sera senza energia elettrica, mi sono coricato sul muretto davanti a casa per osservarla, fedele come sempre nella sua posizione, ai piedi della Via Lattea. “Una croce là in cielo e tante croci qui su questa terra”, pensavo. Là in cielo, una croce fatta di stelle. Qui sulla terra, invece, infinite croci fatte di volti, di solitudini, di egoismi, di indifferenze, di paure, di ingiustizie, di silenzi complici.

Benedetta dal cielo, saccheggiata dagli uomini

C’è la croce della nostra gente, che per un anno ha sofferto la siccità e la fame e che ora spera nella prima pioggia. C’è la croce di famiglie soffocate da un’inflazione che l’anno scorso ha raggiunto il 50% per i beni alimentari. La croce di mãe Maria, il cui marito ha deciso di sposare una seconda moglie poche settimane prima del battesimo dei loro due bambini. La croce di chi - pur sperando in questa esile recente tregua - non vedrà tornare a casa i propri figli, mariti o padri: da una parte quelli con la divisa dell’esercito del Mozambico, dall’altra quelli con la tessera dei partiti di opposizione, rapiti e uccisi dagli squadroni della morte legati al governo.

C’è la croce di questa terra benedetta dal cielo e saccheggiata da chi sventra foreste, porta via carbone, gas e minerali, lasciando la popolazione autoctona affossata nella miseria, mentre si gonfiano i conti in banca dell’élite al potere e del capitale straniero.

Mentre dall’altra parte dell’equatore…

Dall’altra parte dell’equatore non si è sovrastati dalla Croce del Sud. Eppure si portano altre croci. La croce di un terremoto che sembra non finire mai e che destabilizza equilibri geofisici e umani. La croce di chi soffre la malattia o la vecchiaia nella solitudine degli affetti. La croce di chi vede frantumarsi un amore che credeva fosse per sempre. La croce di chi ha smarrito per strada il senso della vita e si rassegna a non cercarlo di nuovo. La croce di una politica che, per pochezza di idee o per egoismi che confinano il mondo al muretto di casa, ha smesso di parlare alla testa e al cuore della gente e solo riesce a parlare alle pancia.

Anni fa, ho appeso all’armadio della mia stanza queste parole: “Devo poter avere la certezza di essere nelle mani di Dio e non in quelle degli uomini; poi tutto diventa leggero”. A scriverle è il pastore e teologo luterano Dietrich Bonhoeffer. Le scrive nel dicembre del 1943 dal carcere di Tegel in Germania, dove sconta la sua pena per essere parte della Resistenza al male nazista. Sarà impiccato il 9 aprile di due anni dopo, pochi giorni prima della fine della seconda guerra mondiale.

Una certezza che dà forza al vivere

Davanti agli ostacoli, alle cadute, ai fallimenti, davanti alle croci della vita c’è una certezza incrollabile che rende leggero il male. La certezza che siamo in buone mani. Perché siamo nelle mani di Dio. Un Dio che ha vinto la croce e ha disegnato per noi una vita piena, potente e debordante. Un Dio che vuole la nostra felicità. Per questo non se ne sta “con le mani in mano”. Prende la nostre. Ci rialza e cammina con noi.

C’è anche un’altra certezza che, stavolta, chiama in causa la nostra responsabilità. Se Dio non se ne sta “con le mani in mano”, ci chiede di fare altrettanto. Ecco allora che ciascuno di noi è le mani di Dio. Solo così il male diventa più leggero.

E anche le croci di quaggiù sembrano fatte di stelle.

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Editoriale

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