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Sul “tronco” della mia umanità…

Sul “tronco” della mia umanità…
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Nel giardino di casa nostra c’era un albero di cachi e ogni anno, quando erano maturi, mia madre e io ne raccoglievamo i saporiti frutti e la nostra famiglia ne mangiava a volontà. E poiché erano veramente tanti, un po’ li usavamo per fare la marmellata, gli altri li essiccavamo per poterli mangiare, anche fuori stagione. Era un rito che si ripeteva gioiosamente ogni autunno, grazie all’abbondanza dei frutti di quella magnifica pianta. L’albero del cachi non produce subito frutti dolci dai suoi rami, ma bisogna praticare degli innesti i quali - ricevendo la linfa dal tronco - faranno produrre i frutti buoni. Mi sembra di poter dire che per la mia fede sia successo quel che di solito succede all’albero del cachi: sul tronco della mia umanità è stata col tempo innestata la fede in Gesù Cristo e ciò che io oggi sono è il risultato di quell’innesto.

Mio padre era giornalista e, per me ragazzina, il suo era un lavoro piuttosto misterioso. Entravo nel suo studio sempre in punta di piedi, osservando, con grande rispetto, i libri allineati sugli scaffali. C’era anche la Bibbia, tra i best seller della letteratura mondiale. La mia famiglia non era cristiana, pertanto Gesù Cristo mi era stato presentato solo come un personaggio molto importante nella storia dell’umanità. Sono stata educata con amore dai miei genitori e posso considerare l’educazione che mi hanno offerto come il tronco solido e forte della pianta di cachi dal quale è nato il mio ramo, sul quale è poi stata innestata la fede in Dio. Anche adesso che sono cristiana, mi sembra di avvertire che la linfa ricevuta dai miei genitori continua a scorrermi nelle vene e a sorreggere la mia esistenza, senza procurare alcuna contraddizione con la vita cristiana.

A quindici anni, nel pieno della mia adolescenza, all’improvviso mia madre morì. Mi trovai a sostituirla non solo nei lavori di casa, ma anche nel suo ruolo pubblico e sociale. Parenti e vicini si premurarono di insegnarmi due cose: “Imparare a sopravvivere è sufficiente”, e “Chi segue il più forte ci guadagna sempre”. Io e mio fratello eravamo ancora molto immaturi, nostro padre era sempre impegnato col suo lavoro per mantenerci, e devo dire che la gente ci è venuta incontro e ci ha aiutato rispettando quelle due semplici regole.

Nel frattempo, la pianta di cachi del mio giardino era stata trascurata, nessuno la potava, nessuno ne raccoglieva più i frutti. Il cachi era ancora lì, ma era ridiventato selvatico e dava frutti amari e immangiabili. In quel periodo io ero molto impegnata a scrivere eleganti lettere ai miei amici, studiavo per ottenere vari diplomi, e passavo molto del mio tempo a esplorare avventurosamente la zona misteriosa della nostra casa, leggendo sistematicamente i libri nello studio di mio padre.
Volevo imparare l’inglese e, dato che vicino a casa esisteva una chiesa luterana dove lo insegnavano gratuitamente, cominciai a frequentarla, nonostante all’epoca non provassi alcun interesse per il cristianesimo. Ero convinta che il cristianesimo non fosse altro che un addobbo, un ornamento venuto dall’occidente.

Nella corrispondenza con un’amica che viveva in Corea, mi dilungavo a raccontare degli affascinanti libri di Sono Ayako, una scrittrice cristiana. Mi trovavo però in difficoltà con la traduzione, perché la conoscenza del mio inglese non era sufficiente e così provai a telefonare alla chiesa di Kishiwada”. Lo feci e… due anni dopo ricevetti il battesimo.

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