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Raccontare il futuro della missione

Raccontare il futuro della missione
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Durante l’ultimo anno di teologia, a Parma, frequentavo molto lo CSAM. I miei compagni di classe mi dicevano che, di sicuro, sarei stato destinato lì. Così fu infatti. Si trattò di un incarico “di passaggio”. Presi in mano la responsabilità di MS, ma la redazione delle riviste era, in quel periodo, come un’unica fucina. Fede e Civiltà, MS, Cem Mondialità e Voci d’Oltremare attingevano tutti a un’unica fonte di notizie: un piccolo archivio che avevo nella stanza all’angolo del primo piano, proprio sopra quella di p. Vanzin. Ogni volta che sentiva un rumore, mi chiamava: “Vieni giù”. E si discuteva su ciò che bolliva in pentola. Ho imparato molto da lui, ma anche dai pp. Gardini, Grazzi (ero il suo dirimpettaio), Zurlo, Mombelli, Rinaldi. Il corpo redazionale eravamo noi saveriani assegnati allo CSAM. Insieme a noi c’era la signora Bertolini per il VOM (Voci di Oltremare).

Lavoravamo all’unisono, in totale armonia e contemporaneità. Per me, furono tre anni di scuola di giornalismo: studio e lavoro. Mi fu affidato dalle mani di p. Beduschi un giornale non ancora maggiorenne. MS aveva sedici anni di vita (erano gli anni ‘63-‘66), ma con una tiratura di oltre 200mila copie. Soltanto da alcuni anni veniva stampato presso la tipografia de “Il Resto del Carlino” a Bologna. Abbandonate nel vecchio fabbricato, vicino alla grotta di Lourdes, all’interno della Casa Madre di Parma, c’erano ancora i cassetti con i caratteri, che servivano per la composizione a mano delle pagine. Lì c’erano anche le vecchie macchine da stampa.

p.4 Coronese scoutSin dalla prima pagina, MS entrava in pieno nelle notizie e soprattutto in dialogo diretto con i lettori. C’era anche la voce di tante mamme, che raccontavano la storia della vocazione dei propri figli. Avevamo ben tre interlocutori: p. Guido per i giovani (“per i giovani d’oggi, non è mai troppo tardi”); p. Giuseppe per tutte le vocazioni (“ma Dio vuole proprio me?”); p. Stefano per i ragazzi, anche attraverso Voci d’Oltremare, giornalino internazionale per “ragazzi in gamba”, dalle “frontiere aperte”, per imparare “il mestiere più bello”. Mi ricordo la rubrica di Mastro Sapeka! Anche quella curavo con passione.

In casa, arrivavano sacchi di posta dalla Barilla. I saveriani ammalati, residenti in Casa Madre, con cura ritagliavano dalle buste i francobolli, ceduti ai commercianti. Il ricavato andava “in aiuto alle missioni”. MS promuoveva, ogni mese, un’iniziativa rivolta ai cultori dei francobolli. Era un’offerta speciale, che permetteva di conoscere i popoli del mondo attraverso i francobolli, scelti per tematica, per nazione, per eventi. In oltre cinquant’anni son cambiate tante cose.

Vorrei ricordare una persona di quel periodo: p. Vittorino Callisto Vanzin, un grande pensatore, scrittore di missiologia e formatore, missionario in Cina. Dopo l’ordinazione presbiterale (1922) per 2 anni rimase a Parma come vicerettore, lavorando alla Redazione di Fede e Civiltà e di varie pubblicazioni. Era un tipo che la sera si metteva alla scrivania e lavorava tutta la notte. Al mattino era pronto il fascicolo di Fede e Civiltà. In tal modo, p. Vanzin divulgò, in tutta Italia, il pensiero di Teilhard de Chardin (un noto teologo gesuita) e il nuovo orientamento della missione come “evangelizzazione delle culture”.

Oggi la gente legge poco. Hanno preso il sopravvento i messaggini. Il flusso delle informazioni, non sempre affidabili, inonda la vita a tutte le ore. Tablet, cellulari e pc sono gli strumenti dominanti.

Eppure, MS conserva ancora i contenuti di allora, orientati alla missione oggi: far conoscere i popoli, la loro ricchezza storica e culturale, le tradizioni popolari, le attività delle giovani chiese. Per esempio, l’Indonesia, nazione a me cara, ha una chiesa vivace che si avvale del principio-base della costituzione “Unità nella Diversità”. Pensiamo al successo dell’ultima Giornata della Gioventù asiatica a Jakarta, tenutasi in agosto. Dalla “Plantatio Ecclesiae” degli anni cinquanta, tesi cara a p. Italo Paulon, passando per l’Evangelii Nuntiandi, il futuro della missione è accogliere i popoli nella fraternità universale dei Figli di Dio.

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