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Quella svolta anticonvenzionale

Quella svolta anticonvenzionale
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Andai con la mia lettera da tradurre alla chiesa di Kishiwada. Lì mi accolse uno straniero abbastanza corpulento, vestito con una lunga veste nera. Era un missionario, mi disse, ma a me pareva un lottatore di sumo. Della traduzione non si parlò neppure, e senza accorgermi rimasi inesorabilmente impigliata nella rete calata con maestria da quel fervente missionario. Cominciai a frequentare la chiesa di Kishiwada e a incontrarmi regolarmente con lui, che mi presentava ogni volta un aspetto bello e interessante del cristianesimo.

La mia amica coreana, molto impegnata nella promozione della democrazia nel suo Paese, purtroppo morì durante gli scontri tra studenti e polizia, nel maggio del 1980. Quell’evento provocò in me un dolore profondo. I discorsi del missionario mi aiutarono a recuperare fiducia e speranza nella vita, attenuando quel periodo di scoramento e depressione che stavo passando. Frequentando la chiesa mi rendevo conto che qualcosa in me stava cambiando. Mi accorsi che quelle due regole sociali imparate da adolescente non possedevano più alcun valore, perché qualcosa di molto più importante era entrato nella mia esistenza. La mia vita subì una svolta decisiva che non esiterei a definire “anticonvenzionale”, perché essa non era più vincolata alle opinioni e ai pareri delle altre persone.

Ripensando oggi ai miei genitori, sono convinta che anche il loro modo di vivere fosse stato un continuo tentativo di oltrepassare i criteri convenzionali imposti dalla società. Con le loro scelte di vita libere e responsabili, costituiscano quel tronco da cui io sono poi nata e cresciuta.
Quando ricevetti il battesimo e lo annunciai a mio padre, egli mi lasciò completamente libera di seguire ciò che ritenevo fosse meglio per la mia vita. Certo, non è che avessi capito molto del cristianesimo che avevo appena abbracciato, prova ne è il fatto che alla messa solenne di Natale sono andata in chiesa portando in braccio il mio cagnolino. L’innesto c’era senza dubbio stato, ma per vedere i frutti buoni bisognava attendere ancora un po’.

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