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Portare la tenerezza di Dio

Portare la tenerezza di Dio
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Parlare del carcere provoca paura. Solo chi fa l’esperienza viva di questa realtà può sentire nel profondo quanto sia grande l’amore di Dio rispetto alle nostre infedeltà. Svolgo il servizio pastorale in carcere da alcuni anni e il contatto diretto non mi lascia indifferente, anzi è di aiuto per ridimensionare vita, relazioni e scelte. Essere cristiano significa essere umano; una vita cristiana senza umanità è vuota e diventa un inganno! Per questo è importante umanizzare la nostra fede.

Da buon catechista, preoccupato dalla voglia di insegnare nozioni e formule, ho percepito la sensazione di volere occupare spazi, moltiplicare le parole, ovvero erigersi a sapienti agli occhi di chi ci ascolta. In realtà, il carcere richiede una grande capacità di ascolto e umiltà. È solo in questa prospettiva che si può intraprendere un cammino giusto e benefico per chi ha bisogno di sfogarsi, di stare in compagnia, di conoscere realmente la vita cristiana. Quest’anno, il percorso di catechesi è compiuto da italiani, albanesi, nigeriani. Alcuni di loro esprimono il desiderio profondo di ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana, mentre altri non sanno nemmeno chi è Gesù oppure non hanno “mai aperto la Bibbia” nella loro vita.

Il carcere è effettivamente un luogo di primo annuncio, dove siamo chiamati a portare la misericordia e la tenerezza di Dio. Molti di queste persone esprimono il desiderio di sentire la vicinanza di Dio. Sono imprigionati da un’idea di Dio costruita sull’immagine della loro colpa, oppure sul modo disumano con cui vengono trattati. Tanti hanno bisogno di una parola di consolazione, di capire che Dio è un Padre che ci perdona e ci ama, nonostante i nostri errori. A volte, risulta difficile ascoltare storie dolorose di persone che, pur riconoscendo la propria responsabilità, si lamentano del modo poco umano con cui sono considerati e trattati. È una grande sfida saper accostare la terra sacra di queste persone senza pregiudizi e trovare le parole giuste per star loro vicini. È in questa complessità che si svolge il nostro incontro settimanale, scandito dalla condivisione del vissuto, dalla catechesi, dalla preghiera con il vangelo della domenica. Cerchiamo di creare uno spazio di condivisione in cui ci sosteniamo a vicenda con i consigli e la preghiera.

Questo servizio è per me un incontro di esperienze in cui fioriscono sentimenti di fiducia, gioia e voglia di camminare insieme. È stupendo sentire le persone che esprimono il desiderio profondo di volere abbandonare la loro vita passata per abbracciare una vita dignitosa. Col passare del tempo, ho maturato l’idea che il Signore non mi chiamava a insegnare, ma piuttosto ad ascoltare e vedere come Egli stesso si manifesti nelle persone escluse. Ascoltare-dialogare-proporre. È solo nell’ascolto che si possono trovare le parole giuste per dialogare e per essere in grado di proporre un altro stile di vita conforme al vangelo. Ringrazio il Signore per questa esperienza.

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