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Nel cuore del deserto

Nel cuore del deserto
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LA PAROLA

Mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, la Parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati: “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; i passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!”.

Diceva dunque alle folle che andavano a farsi battezzare da lui: “Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira imminente? Fate dunque opere degne della conversione e non cominciate a dire a voi stessi: “Abbiamo per padre Abramo!. Perché io vi dico che Dio può far nascere figli di Abramo anche da queste pietre. Anzi, la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero che non porta frutto, sarà tagliato e gettato nel fuoco”. (Lc 3,1-9)

Elisabetta e Maria. Zaccaria e Giuseppe. Giovanni e Gesù. Le storie di questi personaggi sono state intrecciate da Luca fin dai primi versetti del suo vangelo. Poi, improvvisamente, sembrano distanziarsi e Giovanni sparisce, per lasciare il posto a Gesù. La sua missione è essere la voce che prepara la strada alla Parola, il profeta che risveglia il desiderio della conversione.

Siamo, più o meno, nel 28-29 d.C. La Palestina è sotto il dominio politico dell’Impero romano e dei suoi vassalli. L’autorità religiosa è invece nelle mani dei sommi sacerdoti Anna e Caifa. In sette nomi si concentrano i potenti che sembrano tenere in scacco la storia. Ma non è così. In un angolo remoto del deserto, la Parola di Dio avvenne su Giovanni, figlio di Zaccaria. Una volta nato, era sparito nel nulla. Raggiunta l’età matura, andò a vivere in regioni desertiche fino al giorno della sua manifestazione a Israele. Il sacerdozio era in quei tempi un ministero ereditario e di grande prestigio. A Giovanni spettava il privilegio di seguire le orme di Zaccaria. Scelse, invece, il deserto.

Il deserto è il luogo dove Israele imparò a essere figlio prediletto di Dio, luogo di solitudine e silenzio, dove è impossibile sopravvivere da soli, luogo che ti spoglia di tutti gli orpelli. È lì dove la Parola raggiunge Giovanni. Non nei palazzi del potere, non nella fastosità del tempio, ma nella periferia più estrema. Dio, dopo secoli di silenzio, torna a parlare al suo popolo. Ma Giovanni è voce, non parola. È uno che apre la strada, non è la strada. Eppure, senza di lui, Cristo sarebbe stato come un fiore senza radici, un fiume senza sorgente.

Bisognava risvegliare nei cuori la nostalgia di tornare a guardare Dio e l’altro come gli amici più cari. Giovanni non si dà pace, è in continuo movimento, su e giù per tutta la regione del Giordano. Egli grida, minaccia. Non bastano i riti, non basta immergersi nell’acqua per assicurare la conversione del cuore. Non basta neppure appartenere alla stirpe eletta.

Bisogna offrire frutti di conversione. I frutti si vedono e sono sempre per gli altri. Una scure è posta alla radice dell’albero. Rimane solo il tempo, un attimo, prima che si abbatta sulla nostra sterilità. Basterà per far scoppiare quel grido lacerante che nasce dal profondo dell’anima: “Cosa dobbiamo fare, allora?”.

La Parola cadde su Giovanni. Potrà cadere e trovare eco anche in me?

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