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Migranti, la sfida dell’incontro

Migranti, la sfida dell’incontro
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La mostra itinerante, realizzata per la 37ª edizione del Meeting di Rimini a favore dell’amicizia fra i popoli, è stata portata anche a palazzo Albertini di Forlì dal 14 al 22 gennaio. Un insieme di pannelli e 5 video spiegano il problema dell’emigrazione.

Migranti che fare? Non abbiamo ricette da proporre per un problema gigantesco. Tutti hanno un viaggio alle spalle, che li ha portati qui dalle loro terre.

Tutti hanno fatto i conti con un’umanità, una cultura, una lingua, una società più o mena distante da quelle d’origine. Un poster della mostra ricorda un pensiero di Dostoevskij: “Io mi sento responsabile quando un uomo posa il suo sguardo su di me”.

Mediterraneo, centro nevralgico

L’incontro con l’altro è essenziale al chiarimento dell’identità. L’incontro è decisivo di ogni esistenza. È nel paragone delle diversità che divento consapevole di ciò che sono. L’identità e i suoi valori si consumano se non sono scoperti in maniera vitale.

L’emigrazione ha sempre accompagnato la storia dell’umanità. Il Mediterraneo è sempre stato centro nevralgico di fenomeni migratori di ampie proporzioni e di rilevante importanza per la storia della civiltà  europea. I greci nel mediterraneo orientale con le città libere e autonome sono consapevoli della loro identità etnica, politica religiosa.

Per i romani la cittadinanza è frutto di concordia civile e non di identità etnica; la concedono a chi ne riconosce il valore politico.

Riconoscere le diversità

Anche noi siamo emigrati: 26 milioni per 100 anni, dopo l’unità d’Italia.

Ecco cosa dice una relazione dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti.
“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città. Fanno molti figli, fanno fatica a mantenerli e sono assai uniti tra di loro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi, ma sopratutto non hanno saputo selezionare coloro che entrano per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti”

Oggi il fenomeno emigrazione è diventato planetario. Sono 244 milioni i profughi nel mondo. Le persone che vivono in un Paese diverso da quello in cui sono nate, è in aumento del 41% rispetto al 2000.

L’Europa vive l’emergenza, ma 60 milioni di persone vivono vicine alle zone di conflitto e solo il 10% arriva da noi. Il terrorismo non richiede solo un controllo preventivo per evitare episodi di violenza, ma un islam aperto e capace di riconoscere le diversità che arricchiscono col dialogo e la convivenza.

Non si ama un’idea, ma le persone

L’unione europea, di fronte alla crisi dei migranti, non è riuscita a trovare una soluzione comune, dimenticando i suoi ideali di solidarietà alla base della sua nascita. I corridoi umanitari sarebbero il modello da seguire per evitare il fenomeno degli scafisti.

Le parole e gesti di papa Francesco hanno una sottolineatura particolare nella mostra: “Un vero incontro implica la chiarezza della propria identità ma, al tempo stesso, la disponibilità a mettersi nei panni dell’altro per cogliere, sotto la superficie, ciò che agita il suo cuore, che cosa cerca veramente. Non si ama un’idea, si amano le persone”.

Uno sguardo sull’altro

Perfino Fausto Bertinotti ha riconosciuto che “ad accogliere i nuovi arrivati, a proporre un orizzonte di speranza e di convivenza è rimasta solo la chiesa; nella politica non c’è un equivalente dell’appello rivolto dal pontefice alle parrocchie per offrire ospitalità ai migranti”.

L’informazione deve far conoscere le vie umanitarie alternative e i nuovi vicini di casa per una serena convivenza.

La mostra itinerante offre un momento di incontro per uno sguardo sull’altro. I cittadini stranieri residenti a Forlì sono circa 14mila. La mostra è proprio una "sfida dell'incontro" vissuta da tanti migranti.

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