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Lasciateci ancora sognare!

Lasciateci ancora sognare!
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L’idea viene da lontano. Un grande giardino circondava la nostra casa di Atemajac. Vari gruppi parrocchiali ci chiedevano di godere di questa bellezza per i loro ritiri e incontri. Così abbiamo pensato di costruire, in fondo al giardino, un Centro per l’accoglienza di questi gruppi.

Fra i tanti progetti c’era anche quello di aprire un centro di ascolto per i giovani. Un’idea all’inizio confusa, forse un po’ troppo idealista, ma che ha aperto un varco nel mio cuore. Ho lavorato per buona parte della mia vita con i giovani. Ore e ore seduta ad ascoltare, a condividere gioie e sofferenze, a cercare di capire e di trovare insieme una luce nel tunnel del dolore, della perdita, del dubbio, della rabbia. Il futuro sarà di chi sa suscitare una speranza e oggi assistiamo con impotenza e sgomento allo scemare di ogni illusione, alla morte dei sogni, soprattutto nei giovani. Se loro non sognano più, quale nuovo mattino sorgerà sulla terra?
Dice una bellissima poesia di Emily Dickinson: “Se potrò impedire a un solo cuore di spezzarsi, non avrò vissuto invano. Se allevierò il dolore di una vita, o guarirò una pena, o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido, non avrò vissuto invano”.

Ho chiesto a un gruppo di laici se c’era qualcuno disposto a iniziare l’avventura di un Centro di ascolto per giovani. Due hanno detto di sì. Questi due hanno a loro volta invitato altri, e questi altri e altri ancora. Siamo arrivati a una quindicina. Seduti intorno a un tavolo, tutti insieme, abbiamo cercato di dare una forma al sogno. Per un anno intero ci siamo incontrati una volta alla settimana, cercando di immaginare cosa avremmo dovuto affrontare e come farlo. Studio, preghiera, scambio di opinioni, qualche cena insieme... Sul luogo non avevamo problemi, il nostro Centro conta con due piccole stanze a pian terreno. Avremmo offerto al massimo dieci sessioni di dialogo, una volta la settimana e con la stessa persona, per la durata di un’ora, a ogni giovane che ce lo avesse richiesto. Abbiamo trovato una persona, Monica, disposta a ricevere le chiamate, selezionarle e fissare l’appuntamento con il volontario di turno.

Siamo passati poi alla sensibilizzazione attraverso poster, cartelli, facebook... Finalmente è arrivata la data d’inzio: lunedì 17 febbraio 2014. Quando ha chiamato il primo ragazzo per prendere l’appuntamento, sui nostri cellulari è corso in un batter d’occhio un grande e grato “Aleluya! Gloria a Dios!”. Pian piano sono arrivate altre richieste e da allora non ci siamo più fermati. Sono sempre di più gli adolescenti che richiedono aiuto. Questo ci ha permesso di offrire sostegno anche ai loro genitori, giovani anche loro.
Ho il cuore traboccante di gioia. Posso dire che fanno quasi tutto loro, insieme a Dio. Io accompagno, consiglio, incoraggio... Ogni due o tre settimane ci riuniamo per confrontare le esperienze, porre domande, cercare di rispondere alle sfide. Chiediamo anche l’aiuto di esperti su temi e aspetti più difficili.

I giovani sono un universo di mille colori e sfumature, di giochi d’ombra e di luci; di fughe in avanti e pericolose nostalgie del baratro. Giovani che abbiamo cercato, prima di tutto, di ascoltare pazientemente e con amore. Quando si comincia un cammino d’ascolto, non si sa mai dove si arriverà. La strada si costruisce camminando insieme. Non importa da dove si parte. Ciò che conta è fare un passo, seppure piccolissimo, per diventare un po’ migliori. Noi e loro.

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