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La pace fiorirà sul sangue dei martiri

La pace fiorirà sul sangue dei martiri
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Da ormai tanti anni sono missionario in Congo RD, nazione a cui è dedicato il paginone. I saveriani sono arrivati nel 1958, trovandosi, fin da subito, nella tormenta dell’indipendenza (avvenuta nel 1960) e condividendo con la gente tutti i momenti cruciali della storia del paese. La nascita del Congo è coincisa con l’arresto, la prigionia di molti saveriani e saveriane e il martirio dei confratelli fr. Vittorio Faccin, p. Luigi Carrara, p. Giovanni Didonè e dell’abbè Athanase Joubert, il 28 novembre 1964.

Con il dono totale della vita, hanno aperto la strada della missione in Congo a tutti gli altri saveriani. Presenti in 6 delle 47 diocesi del paese, essi hanno condiviso “le aspirazioni, le gioie e le pene” della popolazione. Dalle sofferenze del dopo-indipendenza all’instaurazione della dittatura, che sotto diverse forme si protrae fino ad oggi, i missionari hanno sempre annunciato il vangelo denunciando ogni ingiustizia e oppressione. Insieme alla chiesa locale, hanno reagito all’ideologia della “zairizzazione” degli anni ’70, che ha nazionalizzato tutte le strutture educative, sanitarie, sociali della chiesa. Hanno resistito alla soppressione di ogni riferimento cristiano da parte del regime, impegnandosi nella formazione delle “comunità ecclesiali viventi di base”, con un grande sviluppo dei ministeri laicali.

Il Congo RD è ricco di materie prime, indispensabili allo sviluppo tecnologico del mondo attuale. Ma il popolo è tra i più poveri del mondo. Papa Francesco continua a far pregare per il Congo, che vive una situazione drammatica dal punto di vista sociale, politico, economico e umanitario: oltre 4,5 milioni di sfollati interni, di cui un milione solo nel 2017; 400mila bambini che rischiano di morire, senza aiuti; violenze in diverse regioni del paese causate da sedicenti gruppi ribelli. Il Congo RD non è più uno stato di diritto, sta cadendo in balia alla violenza del più forte. Il suo presidente, Joseph Kabila, ha finito il suo mandato senza che si siano preparate nuove elezioni e disattendendo a un accordo (firmato nel dicembre 2016, grazie alla mediazione dei vescovi) che impegnava a indire nuove elezioni. Davanti alla mancanza di rispetto della parola data dal presidente, un gruppo di laici cattolici ha organizzato marce popolari di protesta (iniziate il 31 dicembre 2017) contro l’abuso di potere, spingendo il regime ad applicare gli accordi.

Tutti in marcia (anche protestanti e musulmani) con in testa i presbiteri di ogni parrocchia della capitale. Sembravano processioni con canti, rosario, immagini della Madonna e crocifissi. Grande lo spiegamento delle forze del regime, polizia ed esercito. Molte marce sono state represse violentemente sul nascere, causando almeno 23 morti, centinaia di feriti e fermati. Per l’arcivescovo di Kinshasa, il cardinale Laurent Monsengwo, “è ora che la verità vinca sulla menzogna e che i mediocri se ne vadano affinché regni la pace e la giustizia in Congo”. Quasi 150 marce si sono svolte anche all’interno del paese. Malgrado vittime e violenza, la pressione popolare ottiene i primi frutti e all’Onu, il 19 marzo, il segretario dei vescovi ha portato la loro voce. Speriamo che il popolo congolese inizi a vivere con dignità, in uno stato di diritto che assicuri a tutti i suoi cittadini sviluppo e progresso.

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