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La marcia di Milano e l’altro sguardo dei cristiani

La marcia di Milano e l’altro sguardo dei cristiani
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Il 20 maggio ho partecipato alla marcia di Milano contro i muri, per l’accoglienza e la pace. Una gran bella festa con tanta allegria e partecipazione! Anche a costo dell’impopolarità, i discepoli missionari seguono l’invito di papa Francesco: costruiamo ponti, non muri. “Fare del mondo una sola famiglia” diceva san Guido Conforti. Ora, parte di questa famiglia umana ce la ritroviamo in casa.

Mi è piaciuto ciò che, su Avvenire del 23 maggio 2017, ha scritto Marina Corradi: “La paura di essere invasi, la paura di un impoverimento, la paura che la casa e il lavoro vadano ai nuovi arrivati. La paura, assolutamente comprensibile, di certe periferie difficili… Il disagio sociale alimenta da sempre l’intolleranza. Può accadere anche a noi, fra noi. Ma il fatto di essere cristiani deve pur fare una differenza nello sguardo su ciò che ci sta accadendo davanti. Deve pur esserci in noi un altro sguardo: quello che non vede la massa, ma ogni singolo uomo, con la sua faccia, i suoi occhi e la sua storia di fuga e di miseria. Dovremmo sapere immaginare il dramma del distacco dalla patria e da casa, il viaggio infernale, la reclusione e i maltrattamenti e poi la gran paura, per sé e per i figli, in mare aperto, alla deriva. Dovremmo sapere immaginare e com-patire, patire insieme”. 

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