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La candelora, luce della pace

La candelora, luce della pace

Dedichiamo questo numero alla luce della Pace venuta da Betlemme, in coincidenza con la Festa della Candelora che caratterizza questo mese. Oggi, la missione è portare la pace al mondo. Per evangelizzare i popoli occorre umanizzare la terra. Questo è il nostro compito, senza fare troppo rumore. 

p. Stefano Coronese, sx.


Domenica 18 dicembre 2016 si è rinnovata la cerimonia della Luce di Betlemme. È una storia meravigliosa che ancora poche persone conoscono. Tutto nasce quando nel 1986 un bambino austriaco volle accendere la propria lampada, attingendo alla fiamma di quella perenne che arde nella Grotta della Natività di Betlemme, per portarla alla festa della solidarietà della sua città, Linz.

Dall’Austria poi, grazie agli scout, questa bella iniziativa si è diffusa in molte parti d’Europa. Un comitato di scout di Trieste l’accolse nel 1994 e dal 1996 la “luce di Betlemme” o “luce della Pace” raggiunge tutte le regioni d’Italia.

Basta un po’ di creatività

Anche a Taranto gli scout accolgono la “Luce”. Quest’anno eravamo veramente in tanti, 200 circa, tutti in cerchio nel piazzale della parrocchia Santa Maria del Galeso. Gli scout del Ta 16, responsabili  dell’accoglienza, avevano sistemato al centro un bell’albero d’ulivo, simbolo di pace per eccellenza.

Il tema proposto era: “Costruiamo con creatività l’albero della pace”. Il desiderio di pace è nel cuore di ogni cristiano e la creatività è una caratteristica degli scout.

“Diventare costruttori di pace è un’ambizione degli scout - ha spiegato Anita Pitrelli del Centro studi S. Giorgio - è una conquista da perseguire”. Del resto, Baden Powell diceva: “Diamo un calcio all’impossibile e sforziamoci di rendere possibile la pace nel nostro piccolo e con tanta buona volontà”.

A cosa servono luce e pace?

Poi, ogni gruppo scout ha appeso all’albero un proprio elaborato. Il simbolo, che la nostra comunità ha abbinato alla luce, fa riferimento ai 3 ponti di Taranto che uniscono gli estremi confini della città usati per portare pace nel creato (avere cura della natura), pace nella città (coltivare gli incontri con gli altri), pace nel cuore (migliorare i rapporti con Dio).

Il parroco di S. Maria del Galeso ha concentrato l’attenzione su due parole: luce e pace.

La luce serve a illuminare, a mettere in risalto i colori; così è l’amore, quello vero: mette in risalto l’altro. Il papa lancia il suo messaggio per la pace e ci ricorda una frase di Madre Teresa di Calcutta:

“nel mondo non abbiamo bisogno di bombe e armi, per distruggere; per portare la pace, abbiamo solo bisogno di amarci gli uni gli altri e così superare tutto il male che c’è”.

Dai saveriani alla scuola sottufficiali

A questo punto la fiamma della luce è stata diffusa a tutti i presenti. Ogni gruppo porta la luce a qualche comunità. Noi del MASCI TA 1, dopo averla lasciata in custodia dai saveriani, il 20 l’abbiamo portata alla scuola sottufficiali della Marina Militare di Taranto. È stata un’esperienza unica entrare in quel luogo, il cui accesso solitamente è vietato ai civili… è quasi un santuario militare. Nonostante il rigore che compete al ruolo, gli ufficiali ci hanno accolto con affetto e riconoscenza. 

La chiesa era stracolma di giovani che da lì a poco avrebbero raggiunto le proprie famiglie per le festività natalizie e noi scout adulti vedevamo in loro figli o nipoti che studiano e si preparano a diventare custodi della Patria.

Umanizzare la terra per la pace

 P. Stefano Coronese ci ha seguito per tutto il percorso. Ha brevemente descritto l’origine e il significato della Luce di Betlemme.

Poi, dalla nostra lampada sono state accese le due sull’altare e si è dato inizio all’Eucarestia concelebrata col cappellano, don Cataldo.

Durante l’omelia, p. Stefano ci ha esortato a prendere esempio da Giuseppe e Maria che cambieranno la loro identità, per diventare quello che sappiamo; ci ha invitato ad avere la dignità umana che è quella di essere uomini e donne prima che soldati, professionisti o altro. Dobbiamo umanizzare la faccia della terra!

Poi, rivolgendosi agli allievi, ha detto: “Abbiamo bisogno di voi; la vostra professione è quella di portare umanità facendo leva sulla persuasione.

Quando ci sarà l’umanizzazione della terra, ci sarà la pace! Tutto ciò che non si rigenera, degenera; se non ci rigeneriamo nella nostra vita allora avviene la degenerazione”.

A fine celebrazione, il magister ammiraglio, Onofrio Lattarulo, ha spiegato quanto la legge, la promessa e il comportamento dello scout siano simili al giuramento e ai principi dei militari. Poi, facendo riferimento all’impegno della marina verso i naufraghi, ha ricordato l’episodio di Salvatore Todaro che, dopo aver affondato la nave nemica, è tornato in superficie col sommergibile per soccorrere i naufraghi nemici. Quale miglior esempio di umanità!

L’ammiraglio Coppola ha sottolineato che, nella scuola militare di Taranto, si generano gli equipaggi della futura marina e si rinnovano affinché la missione sia sempre per la pace.

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