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L’estate missionaria in Congo

L’estate missionaria in Congo
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La sera del nostro arrivo a Goma, nella parrocchia di Ndosho, abbiamo celebrato l’Eucarestia insieme alla comunità delle Piccole Sorelle, combinando canti italiani e francesi. Insieme al rosario missionario, segno del mandato che ci stavano consegnando, p. Pastor ci ha illustrato il senso della missione: amare ed essere amati. Questa frase, quando penso a momenti e persone, mi ritorna sempre in mente, e mi rendo conto di come l’amore di Dio abbia permeato i nostri giorni. 

Ne abbiamo fatto esperienza quando i bambini, fin dal primo giorno, ci hanno annusato e abbracciato, hanno giocato insieme a noi, insegnandoci le canzoni in kiswahili e imparando le nostre in italiano. Abbiamo fatto esperienza dell’amore comunitario di Dio la mattina presto, durante le Eucarestie della comunità, alle 6.30, la domenica e prima di visitare gli ammalati, in chiesette povere, ma stracolme di fedeli e di canti. Ricorderò sempre la comunità di Saint Joseph, che si riunisce nella chiesa in costruzione. Al posto del pavimento ancora incompiuto, ha le pietre vulcaniche della strada. 
Abbiamo fatto esperienza dell’amore materno di Dio in quella giornata passata con l’infanzia missionaria, insieme alle loro famiglie.

Abbiamo fatto esperienza dell’amore misericordioso di Dio nell’incontro con Luisa, in Congo da più di 40 anni, che quotidianamente si occupa dei bambini del suo centro per l’HIV e l’epilessia e dei ragazzi in carcere; nell’incontro con Ortense, educatrice dell’orfanotrofio. Questa trova il tempo per essere una formidabile giocatrice di pallone; nell’incontro con suor Natalina che, raccontandoci delle bambine che toglie dalla strada e dall’essere additate come streghe, rivolgeva a loro un sorriso; nell’infermiera che si prende cura dei ragazzi e degli adulti epilettici di Ndosho; in Mama Media, che ci ha coccolato come figli; nelle Piccole Sorelle, con cui abbiamo cantato, ballato e suonato.

Abbiamo fatto esperienza dell’amore paterno di Dio nei dialoghi con p. Pastor, che ha risposto a tutte le nostre domande e che ha sempre trovato il tempo per fermarsi a chiacchierare con noi e per chiederci come stavamo; in p. Emmanuel e p. Augustin, che ci hanno guidato durante tutto il mese; in p. Benjamen, che ci ha fatto ridere e ci ha accompagnato per tutta Bukavu; in Francesco che, quando siamo andati a trovarlo in montagna, ha ucciso e cucinato per noi una capra per far festa insieme; nel dottor Denis Mukwege, che cura le donne vittime di violenza, pensando a sua moglie, alle sue figlie, per lottare e cambiare le cose.  

Abbiamo fatto esperienza dell’amore tenero di Dio nel sorriso di Miracle, due anni, ospite dell’orfanotrofio, che i primi giorni ci accoglieva con il broncio; nel peso lieve di Delphine e Delphen, gemelli di un anno; nel ballo di Promesse, dieci anni, ospite di una casa per ragazze violentate; nella canzone scritta da queste ragazze, che parla dei diritti delle donne; nell’abbraccio di Janvier, che ogni giorno ci veniva a cercare. 
Abbiamo fatto esperienza dell’amore fra fratelli e sorelle con i miei compagni di viaggio: Yuriko, Marco, Simone, Giovanni e Davide. Abbiamo percepito la presenza di Dio in tutto questo. Alle persone che hanno incrociato il cammino con il mio e modellato il mio cuore, grazie.

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