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Il principe di San Cristo

Il principe di San Cristo
P. Giuseppe Tanfoglio, saveriano bresciano della comunità di San Cristo, ci ha lasciati, improvvisamente, venerdì 20 gennaio. Due giorni prima era stato colpito da un grave malore mentre pregava in cappella, a conclusione della sua giornata.

Mi sembra di poter dire che p. Giuseppe è andato da Gesù, in modi diversi. Il primo facendosi missionario, soprattutto in Africa, dove ha visto e riconosciuto Gesù nei volti di tanti fratelli africani. In Congo RD, p. Giuseppe ha trascorso una decina d’anni, dal 1975 al 1984. Era stato ordinato dopo aver frequentato il noviziato a Nizza Monferrato (1962-1963) e la Teologia a Parma, dove viene ordinato nel 1968.

In Congo, p. Giuseppe è insegnante nel seminario di Mungombe, poi vicerettore e infine cappellano a Mwenga. Ebbene, la gioia più grande del missionario è senz’altro quella di dire a tutti che sono figli di Dio e quindi fratelli tra loro.

Le “tre vie” di p. Giuseppe

Ma c’è un secondo e forse un terzo modo che ha caratterizzato il cammino di p. Giuseppe: la via della bellezza, la via dell’arte, la via dell’amore per la Parola di Dio. Egli ha sviluppato tutto questo soprattutto nello CSAM di Brescia. Lo ha fatto studiando e approfondendo il tesoro di San Cristo, la Cappella Sistina di Brescia, con ben due pubblicazioni e accogliendo e guidando molti visitatori, italiani e stranieri, con semplicità e competenza, mai ostentata, ma apprezzata da tanti ignari turisti.

Ecco, guardando a p. Giuseppe, questi mi sembrano i modi attraverso i quali è andato da Gesù: la via della missione, della bellezza, della Parola di Dio, soprattutto da quando, nel 1992, fu destinato alla comunità di Brescia.

Sono tre modi, tre vie, che p. Giuseppe lascia in eredità anche a noi, suoi confratelli saveriani.

  • p. Mario Menin, sx

Ho incontrato per l'ultima volta p. Giuseppe in San Cristo, circondato dall'affetto dei suoi cari e dei tanti che, nel tempo, lo avevano conosciuto. Tutti pensavamo la stessa cosa: pareva che quegli affreschi salutassero un amico. Del resto, sembrava esserci nato tra quelle mura: era una presenza discreta e rassicurante, il cui incedere "in punta di piedi", quasi a non voler far rumore, si faceva notare più di quanto lui credesse.

Fiori, indirizzi e dolci

Riservato e poco attratto dalla folla, si trovava pienamente a suo agio tra i chiostri di casa sua.

Bastava distrarsi un attimo e lui era sparito dalla vista, poi lo si ritrovava in qualche angolo a innaffiare fiori o a spiegare a turisti e scolaresche i segreti degli affreschi di Benedetto da Marone e Lattanzio Gambara.

Per chi ha conosciuto il Tanfoglio colto e appassionato, è difficile credere che la sua attività istituzionale fosse aggiornare le anagrafiche delle riviste missionarie. Ogni tanto si concedeva una meritata pausa, una merenda e, da golosone quale era, faceva onore a tutti i dolcetti che gli capitavano a tiro.

Fellini e Brescia

Amava la musica classica e non disdegnava il buon cinema, era particolarmente interessato ai kolossal storici più sfarzosi e rutilanti. Amava molto "Amarcord" di Federico Fellini. Si divertiva come un bambino a rievocare gli effetti di quelle sequenze sul pubblico francese con cui ne aveva condiviso la visione nel lontano 1975.

Con spirito non meno giocoso talvolta rievocava aneddoti della sua esperienza africana in Congo. Era un bravo narratore, e pareva quasi di esserci stati su quegli altopiani assolati. Ma una cosa di lui non ho mai capito: pur sprovvisto di patente, pareva conoscere ogni pertugio, vecchio e nuovo, della sua città.

La sua dimora era San Cristo, il suo regno Brescia, che amava molto. È bello pensarlo ora in un’altra dimensione, intento a conversare amabilmente e senza sosta con Benedetto da Marone, Romanino, Fellini.

  • Silvio Savoldi

Sempre lì con un sorriso…

Caro p. Giuseppe,

non posso credere che non ci sia più, almeno fisicamente. Pensare a Brescia, dove mi sono recata per quasi 24 anni, e a quel centro senza di lei... è un paradosso. Tutto allo Csam, lo chiamo ancora così, parla di lei.

L'hanno collocata con la sua “custodia di legno” al centro di San Cristo. L’ho vista in una fotografia scattata dall’alto, fatta con il cuore. E il cuore ha fissato un'immagine che è quella di un principe. Il principe di San Cristo. Non per sfarzo, ma per eleganza.

Eleganza è il saper scegliere ciò che si dice in modo pulito e semplice, alla ricerca dell'armonia con le altre persone. Lei p. Giuseppe era sempre elegante, il padrone di casa, il principe appunto, che accoglieva i visitatori della sua chiesa con semplicità, dolcezza e competenza mai ostentata.

Ha impiegato tanto tempo per dare lustro alla Cappella Sistina di Brescia, con una pubblicazione molto apprezzata. Il suo Spirito ha davvero impregnato i muri dove ha vissuto per tanti anni. Per questo, quando rivedrò o penserò al vecchio Csam, lei sarà sempre lì con un sorriso, presso l'aiuola della Madonna a innaffiare le rose e le begonie o in chiesa ad illuminare le menti di ignari turisti sui risvolti storico letterari e artistici dei vari affreschi, oppure in cucina a cercare un po' di conforto per il cuore e per lo stomaco.

Questa partenza veloce ha lasciato in sospeso tante cose, frasi, discorsi e rimpianti... Ma conoscendola so anche che avrebbe detto con un'alzata di spalle: "Quanto rumore... è andata così".

  • Alga Mazza
Ringraziamo Alga per questo ritratto di p. Giuseppe e la ringraziamo per gli anni trascorsi nella rimpianta “Libreria dei popoli”. Le sue parole non sono un congedo solo da p. Tanfoglio, ma anche da un luogo tanto amato. E, si sa, l’amore fa miracoli… prima o poi.

Proteggi Brescia e assisti noi!

Ciao p. Giuseppe! Quante volte mi hai accompagnato in giro per l'Italia e mi hai insegnato tante cose: la preghiera personale, l'amore verso la congregazione e la laboriosità. Nelle mie ultime fugaci visite a Brescia mi hai manifestato il desiderio di ritornare a Cagliari, dopo tanti anni. Ora, dal cielo, ci vedi e ci accompagni... Grazie per essermi stato accanto per tanto tempo con la tua discrezione e ammirazione.

In Paradiso potrai chiedere tutte le informazioni che ti mancavano sui Gesuati e su San Cristo. Proteggi Brescia e assisti, con la forza di Gesù, quanti ti hanno voluto bene.

  • p. Gianni Zampini, sx

Mi ha generato nella fede

P. Giuseppe Tanfoglio è salito al cielo il 18 gennaio a Brescia. È stato missionario in Congo dal 1975 al 1984. Solo 9 anni, ma chissà quante anime ha portato al Signore! Sicuramente tante.

La sua prima missione è stata nel prestigioso seminario di Mungombe, come insegnante e vice rettore. Poi è stato destinato a Mwenga, dov’è rimasto per ben due anni come vicario. In questo periodo io nascevo e, quindi, egli non ha perso l’occasione di introdurmi nella grande famiglia del popolo di Dio con l’acqua del battesimo, domenica 17 aprile 1983.

Essendo la porta di tutti gli altri sacramenti, p. Giuseppe mi ha introdotto nella famiglia dei cristiani. Lui ha annunciato il vangelo, ha gettato il seme della Buona Novella e quel seme ha prodotto frutti. Il missionario è colui che, passando, fa il bene come Gesù Cristo, getta i semi. Che dorma o che vegli, il seme cresce. Oggi sono missionario nella stessa famiglia religiosa di p. Giuseppe. Lui mi ha battezzato, p. Vagni mi ha cresimato, mons. Giorgio Biguzzi mi ha ordinato diacono.

Appena arrivato in Italia, l’ho subito incontrato. E nell’ultimo giorno che ci siamo visti (22 febbraio 2016), ricordava con nostalgia il seminario che ha servito con amore. Ricordava, nonostante gli anni passati, alcuni collaboratori di Mwenga con i loro nomi.

P. Giuseppe, dal cielo, prega per noi, prega per il popolo congolese che hai tanto amato. Grazie!

  • p. Emmanuel Adili, sx.

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