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Il bicchiere della felicità

Il bicchiere della felicità
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Anche le cose più belle hanno una fine. È naturale: prima o poi a casa si deve tornare. Il nostro viaggio missionario è durato solo un mese, perché non avevo ricevuto il permesso di restare più a lungo. I sentimenti dentro di me sono molti e profondi: soprattutto la gente che desiderava ch'io rimanessi con loro.

Non ho fatto niente per loro, ma la sola presenza, il pregare e il ricordare insieme, ha significato che loro per me sono importanti, e io per loro! Il semplice accompagnarci, lo stare vicini, il parlarci e raccontarci tante cose della vita, era tutto.

Mi chiedevano: "Quando tornerai per stare con noi?". La mia risposta era un invito: "Preghiamo affinché ciò avvenga presto!". E loro: "Certo, noi continuiamo a pregare, ma abbiamo aspettato 11 anni per rivederti; la prossima visita dev'essere più vicina...".

Sono stati giorni di gioia umana e spirituale, con gente serena e felice, che si accontenta del poco che ha. Poveri, anche miserabili, ma felici. Fa impressione quella povertà dignitosa, quella felicità semplice, quella grande fede in Dio della gente colombiana.

Ci ho pensato molto, e sono arrivato alla conclusione che ciascuno di noi è come un bicchiere da riempire. Il bicchiere di noi occidentali è pieno di cose, desideri, aspirazioni... E quando è pieno, dentro non ci sta più niente, neppure il desiderio di Dio. Il bicchiere della gente colombiana contiene poche cose e pochi desideri: quanto basta; per questo ha spazio e tempo per Gesù, per la preghiera, per stare con i fratelli bisognosi.

E Dio riempie il loro bicchiere di felicità.

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