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Dialogo, confronto e perdono

Dialogo, confronto e perdono
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Dal 27 al 29 dicembre 2016 il Centro di pastorale giovanile di Macomer ha ospitato un campo di tre giorni organizzato dai saveriani e indirizzato ai giovanissimi delle scuole superiori (15-17 anni). Aspettavamo una trentina di ragazzi, ma all’ultimo momento, come tutti gli inverni, causa influenze, freddo e contrattempi, se ne sono presentati venti. Non ci siamo persi d’animo.

Provenienti da tutta la Sardegna, erano disposti a vivere insieme, imparando a relazionarsi con l’altro attraverso il dialogo e il confronto. Ringraziamo il Signore e i loro genitori che hanno avuto fiducia in noi e ce li hanno affidati.

Ogni gruppo il suo compito

Le giornate sono state interamente autogestite dai giovanissimi, divisi in quattro gruppi: uno faceva “la spesa”, un altro preparava la cena e la colazione; un gruppo lavava i piatti e un altro teneva in ordine gli ambienti comuni e organizzava lo stare assieme del dopo-cena. A turno, senza difficoltà, ogni gruppo ha fatto la propria parte. Il pranzo invece era preparato con tanto amore e puntualità da Rosanna, la cuoca del centro di Pastorale.

La tematica del campo era veramente impegnativa: dialogo e perdono. I quattro animatori volontari (Antonio, Francesca, Paolo e Alessandro), che da anni si prestano a questo servizio, hanno svolto con cura il tema. P. Andrea, responsabile del centro di pastorale “San Guido Conforti”, ed io della casa saveriana di Cagliari, abbiamo accompagnato lo svolgimento del corso.

La veglia… in cammino

Tra canti, giochi e gruppi di riflessione, i giovanissimi hanno affrontato con entusiasmo i tre giorni, cercando realmente di capire e vivere il significato cristiano del perdono. La visione del film “Le due vie del destino” ha dato ai ragazzi la possibilità di riflettere sulla difficoltà del perdonare, e soprattutto del perdonare qualcosa a se stessi.

Nell’ultima sera è stata proposta ai ragazzi una “veglia…  in cammino”. Ciascuno ha riflettuto sulle difficoltà di relazionarsi, nella quotidianità, con se stesso, con l’altro, ma soprattutto con Dio. Nella cappella, in un clima di silenzio e preghiera, i ragazzi hanno condiviso sensazioni ed emozioni provate durante il campo.

“Siamo in famiglia”, ha detto un giovane; “grazie per avermi fatto sentire a casa” ha detto un altro.

Il giorno dopo abbiamo concluso con la celebrazione della Messa in un clima di festa e animazione, che da sempre contraddistingue il vero spirito missionario, ovvero “fare del mondo una sola famiglia".

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