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Cammino di vita in Camerun

Cammino di vita in Camerun
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P. Franceschetti, saveriano nativo di Bergamo, ci racconta alcune esperienze di missione, ricche di momenti gioiosi e tristi, nei quali leggere la presenza del Signore. La proposta missionaria ci aiuta a entrare in un mondo che si avvicina sempre più al nostro, attraverso gli eventi della storia presente.

Il nuovo anno è cominciato. I giovani naturalmente si sono sbizzarriti in momenti distensivi, ma anche nell’animazione delle celebrazioni liturgiche e nel presepe, povero in realtà, con poche statue, tutte spaiate. Delle loro, ammirevole è soprattutto il concerto di Natale della corale giovanile, che ha eseguito anche pezzi polifonici difficili ed altri con danze spettacolari.

I riti di iniziazione e unità dei cristiani

 Sono stato invitato dai confratelli camerunesi a partecipare a una festa tradizionale che concludeva i riti della “iniziazione”, dove i giovani sono condotti in foresta, formati sui valori che li fanno diventare uomini veri, e messi alla prova. La festa conserva ancora i costumi di una volta, a cui continuano ad essere molto legati. Hanno anche molto rispetto per i loro capi tradizionali, con decine di mogli e una corte ben gerarchizzata, nonostante la società abbia ormai le sue autorità civili.

È appena finita la settimana di preghiere per l’unità dei cristiani. Noi abbiamo percorso le chiese delle varie confessioni dei nostri quartieri, alternandoci nella predicazione con i pastori.

C’è un notevole cammino di avvicinamento, anche a livello di chiesa ufficiale, con papa Francesco. Lo Spirito Santo ha sostenuto ciascun percorso e la diversità può diventare una ricchezza per tutti. La celebrazione conclusiva si è svolta nella nostra chiesa ed è stata seguita da un concerto delle corali delle diverse chiese. L’anno prossimo probabilmente tutta la diocesi sarà coinvolta.

Una sofferenza partecipata

Abbiamo partecipato alla sofferenza di una famiglia della parrocchia che ha un bambino di 12 anni, Kevin, catecumeno, malato di cancro a un ginocchio. Il trattamento di chemio-terapia non è bastato e si era decisa l’amputazione dell’arto. Ma, quando l’assistente sociale e alcuni amici avevano deciso di prenderlo a carico, la visita radiologica ha rivelato che era troppo tardi: il cancro era già diffuso persino nei polmoni. Il ragazzo sarà battezzato tra qualche giorno.

Da voi si soffre il freddo, anche senza neve. Qui siamo in stagione secca e c’è un serio problema nella distribuzione d’acqua, ma siamo ancora fortunati rispetto ad altre zone del Camerun e del Ciad.

Grazie della vostra amicizia e siate grati anche voi perché qualcuno vi benedice lassù e vi permette di gioire dell’abbondanza e della pace. Non è un diritto scontato...

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