Logo saveriani - Italia

Cambiare per rimanere se stessi

Cambiare per rimanere se stessi
Google Plus

Dobbiamo dirla tutta. La nuova edizione del quotidiano “Repubblica” ha oscurato la nascita del progetto di “Missionari Saveriani”. Nessun font porta il nome di uno dei padri nobili di questo mensile (come Repubblica con “Eugenio”), ma crediamo che il modello che avete in mano per la prima volta possa corrispondere a un’esigenza precisa: il rinnovamento coniuga chiarezza, modernità e contenuti.

Non è stato facile unire le varie esigenze, per tenere tutto ciò a cui voi, cari lettori, siete affezionati, pur presentandolo in una veste nuova. Ci rendiamo conto che occorra un po’ di tempo per “farci l’occhio”, perché ogni cambiamento lascia sempre dietro di sé divisione: c’è chi ne è entusiasta e c’è chi rimane orfano del passato. Di una cosa siamo fermamente convinti: 70 anni di storia non sono stati traditi. Anzi, il giornale cambia nella tradizione della congregazione.

Personalmente, è stato un piacere seguire questa gestazione, quasi un nuovo inizio dopo 15 anni dall’ultima edizione. La rinnovata impostazione segue di pari passo la nuova versione del sito internet dei saveriani d’Italia (www.saveriani.it). Web e carta in sinergia, non uno al posto dell’altro.

Carlo De Benedetti, editore proprio di “Repubblica”, nell’ambito dell’iniziativa “Cortile di Francesco”, ad Assisi, ha dichiarato. "È un grande male il fatto che i giornali siano in crisi in tutto il mondo occidentale. Si vendono meno copie e ci sono sempre meno giovani lettori, ma anche per questo motivo dobbiamo fare in modo che continuino ad esistere. Il giornale del futuro sarà una risposta ragionata alla tecnologia dell'istante. Non avrà più notizie, ma dovrà chiedersi perché c'è stato un determinato evento e quali potranno essere le conseguenze”.

Mi piace concludere con le parole di mons. Delpini, nuovo vescovo di Milano, pronunciate alla Veglia missionaria 2017 in Duomo. “La missione è sproporzionata alla disponibilità degli operai. Questo calcolo induce a circoscrivere l’orizzonte alle forze disponibili: siamo pochi, siamo vecchi, siamo inadeguati e, dunque, cerchiamo di essere missionari a casa nostra, poi penseremo al resto del mondo. E questo poi non arriva mai. Quello che sembra buon senso è viltà, quello che si presenta come saggezza è pretesto per adeguarsi alla logica del mondo. Invece, proprio tale sproporzione è la ragione per andare. Quando mi incontrerete vi chiederò da dove venite, ma soprattutto quale rivista missionaria leggete. Nei giornali italiani ed europei non trovate informazioni così serie, documentate, interessanti e commoventi su molti Paesi come, invece, ci sono nelle riviste missionarie”.

Questo sito utilizza cookies secondo la privacy, copyright & cookies policy. Cliccando "OK" l'utente accetta detto utilizzo.