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Avere un progetto comune

Avere un progetto comune
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Alcuni missionari sono già avviati nella navigazione, altri fanno fatica, e altri ancora sono totalmente assenti. Occorre passare dalle iniziative individuali a un progetto comune. I saveriani amministrano molti siti web nelle varie nazioni in cui vivono e operano. Ora si sta lavorando a unificarli in un unico portale generale, una specie di vetrina di tutti i siti che fanno parte della piattaforma e confluiranno su www.saveriani.org.

Piano strategico formativo

Molti missionari prendono coscienza di quanto sia facile lo scambio relazionale, soprattutto nei social media. Pur non trascurando la validità dei mass media tradizionali (specialmente la radio), ci si rende conto della grande opportunità di essere in rete. Ma non possiamo farlo in modo significativo ed efficace senza un piano strategico e formativo, senza apprendere le regole e il linguaggio specifico dei media.

Perché l’importante non è “esserci” comunque, ma il come esserci, con una identità saveriana, sia nell’immagine, sia nei contenuti.

Discepoli esperti navigatori e pescatori

Ogni ri-partenza per la missione comporta il volgere sguardo, cuore e animo verso la mèta, disposti a riprendere il cammino seguendo il Maestro. I primi discepoli sono tutti esperti navigatori e pescatori. Entrano volentieri in acqua con le loro barche; sanno i rischi del vento e delle onde; affrontano la fatica insieme, partecipando alle manovre; conoscono i trucchi del mestiere e la pazienza nel gettare le reti e ripararle.

Non sempre le reti pescano; ma non condannano per questo le reti, né maledicono “i tempi”. Comunque, sanno distinguere i pesci buoni dai cattivi.

Anche la Chiesa ha preso il volto di una “barca”, guidata da pescatori, e continua a portare il vangelo di Cristo su tutti i lidi, fino ai confini del mondo. Essa conosce i tempi e i segni, e si arricchisce delle culture dei popoli, ne valuta e apprezza i prodotti dell’ingegno e dello spirito.

Damose da fa! Laboremus!

In tempi non sospetti, il Concilio Vaticano II aveva già intuito il grande cambiamento in atto, che permette di “comunicare, con massima facilità, notizie, idee e insegnamenti d’ogni genere” (IM).

Mi piace riprendere l’invito del Conforti, che richiama quel “Damose da fa” di papa Wojtyla. Insisteva mons. Guido: Laboremus! Lavoriamo nell’agitare l’ideale missionario…

Non basta dire Adveniat regnum tuum, dobbiamo cooperare efficacemente all'avvento di questo regno.

È questa l'ora della missione: sembra perfino che il Salvatore ripeta oggi le parole rivolte a Pietro sulle sponde del lago: Prendi il largo e getta le reti per pescare.

Fino ai confini della terra

Anche il XVI Capitolo dei saveriani riafferma che la missione è universale, fino ai confini della terra. Non devono esserci barriere irriducibili per parlare al cuore delle persone. Se la missione fosse limitata dal punto di vista geografico, etnico, culturale, sociale, religioso o ecclesiale, e si rivolgesse soltanto ad un “noi”, essa diventerebbe escludente.

Al contrario, la passione per il mondo, propria della vocazione cristiana, si esprime nel sentire e vibrare profondamente per l’umanità intera, e nell’essere capaci di compiere gesti coraggiosi e concreti di solidarietà, dialogo, condivisione e prossimità agli altri.

Solo così noi missionari, come comunità di discepoli, potremo diventare un segno profetico di una nuova umanità mondiale, fraterna e multiculturale.

Una equipe redazionale

È certamente apprezzabile l’organizzazione di un Convegno sui social media e la decisione di far convergere i vari siti web in un unico portale “saveriano”. Altrettanto lodevole la scelta di un saveriano esperto che si dedichi a tempo pieno al riordino e al coordinamento generale delle presenze missionarie, sia comunitarie che personali.

Tuttavia, queste decisioni vanno al più presto integrate con la formazione di una “équipe redazionale”, che pensi, formuli e aiuti a realizzare un vero e proprio “progetto multi mediale”. La conoscenza tecnologica è importante, ma è neutra, a servizio del “progetto”, che rimane la priorità e l’anima della presenza missionaria anche sui social media.

Senza questa équipe progettuale (o rimandarla a un secondo tempo) è una mossa “scacco matto” alla comunicazione.

È importante coinvolgere più persone possibile, per formare un’attitudine alla comunicazione secondo lo stile e i linguaggi dei social media: “creare community” è infatti l’obiettivo di successo dei moderni mezzi di comunicazione.

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