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Annunciare Gesù è necessario

Annunciare Gesù è necessario
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Il 3 ottobre ho avuto la gioia di incontrami con il gruppo di amici che mensilmente si ritrovano nella casa saveriana di Alzano. Abbiamo pregato insieme, ricordando l’inizio del mese missionario, S. Teresina, patrona delle missioni, p. Luigi Carrara e gli altri martiri del Congo.

È stata per me l’occasione per parlare brevemente della mia missione di Kindu e del Centro giovanile che, negli ultimi tre anni, abbiamo cercato di avviare in questa cittadina all’interno della foresta del Congo. Ho accennato alle varie attività di formazione umana e cristiana: i terreni di gioco, la scuola superiore, la piccola biblioteca e le sale di studio, i corsi di informatica, i gruppi di catechesi in preparazione al battesimo.

Certo, si tratta di una goccia nell’oceano, ma ugualmente un punto di riferimento per tanti giovani e ragazzi della città. Al di là comunque delle cose fatte o da fare, desidero condividere con voi una piccola riflessione.

Quando dico a qualcuno che sono missionario in Congo, molto spesso mi sento rispondere qualche apprezzamento sulla povertà della gente e sul lavoro di promozione umana che la missione svolge (scuole, ospedali, lotta contro la povertà...). Questo è vero e senza l’azione mondiale della chiesa il mondo sarebbe molto più povero. Ma tutto ciò non esprime appieno il servizio che la chiesa svolge. La lotta contro la povertà e le ingiustizie è condotta anche da tante altre realtà come le organizzazioni di volontariato. Magari fanno anche meglio di noi e, di sicuro, con più mezzi. Ma a loro manca quello che per noi è fondamentale, cioè Gesù Cristo. È lui che ci manda, è lui che annunciamo, è lui che cambia la vita della gente. Se lo si dimentica, la chiesa non ha più senso.

In questi giorni una persona mi ha chiesto: “Cosa possiamo fare per l’Africa?”. Dopo tanti anni spesi nel campo della missione, mi accorgo che ciò di cui il mondo più ha bisogno è proprio Gesù. È il vangelo dell’annuncio della paternità e della misericordia di Dio che, come un lievito, produrrà frutti di giustizia e di sviluppo. Questo avviene, però, non secondo il nostro modello, ma secondo uno schema che rispetta la diversità di popoli e situazioni.

L’annuncio noi lo facciamo anche costruendo scuole, ospedali e piegandoci per quel poco che possiamo sulle povertà della gente alla quale siamo inviati. Ma, se per fare questo dimentichiamo di annunciare colui che ci rende figli di Dio e fratelli tra di noi, la nostra opera produrrà frutti malati e poco duraturi. Questo discorso vale per l’Africa, ma anche per l’azione della chiesa in Italia.

Oggi, annunciare il nome di Gesù non va più di moda, ma proprio per questo è ancora più necessario. È la mia missione, ma anche quella di ogni cristiano!

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