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Anche l’elefante chiede la carità

Anche l’elefante chiede la carità
Dal Bangladesh arrivano due racconti su alcune celebrazioni cristiane, vissute però dalle comunità locali a maggioranza musulmana. Sono esempi che ci mostrano come il missionario sia uno strumento importante per mediare il messaggio cristiano, pur in mezzo a valori non sempre recepiti, ma certamente significativi. L’autore è p. Enzo Valoti, nativo di Alzano.

Mi trovavo nel campo sportivo della missione in attesa di iniziare una funzione culturale con canti, danze e discorsi. Stiamo aspettando i notabili di Satkhira (tutti musulmani ovviamente!) che mangeranno un po’ di dolci e faranno i discorsi in occasione del Natale. E così, avanti fino a mezzanotte.

Cento chilometri e sette spuntini

Anch’io devo fare un intervento e la cosa mi ha sempre appassionato. È un evento che succede ogni anno: mi trovo sul palco insieme a 10 o 15 persone che detengono il potere a Satkhira. Davanti c’è una folla con più di un migliaio di persone, la maggior parte dei quali musulmani. Devo parlare del Natale ovviamente!

Di per sé, sono già stanco perché tra notte e mattina ho celebrato 5 Messe, ho fatto un centinaio di chilometri in moto e ho mangiato sei o sette volte nelle case dei parrocchiani. Ma cercherò di concentrarmi. Immagino siano riuniti davanti al tacchino o a qualcosa del genere.

Non si può rifiutare

Sono appena arrivato a casa dai villaggi. Son partito alle 6,30 e adesso è sera. Questa mattina c’era una nebbia fittissima e sono dovuto andare a passo di lumaca in un villaggio, per la prima Messa dell’anno. Alle 10 mi sono spostato in un altro. La nebbia si è alzata giusto a quell’ora.

Alle 4 ero in un’altra località per la terza della serie e ora finalmente a casa con, sullo stomaco 4 colazioni, due pranzi e tre merende. Sono davvero stanco. Le Messe di per sé non richiedono molto. Invece, stare tra la gente è pesante, almeno alla mia età. Le persone, infatti, ti chiedono sempre (come è tradizione) di mangiare qualcosa, e non si può rifiutare.

Con la proboscide davanti al casco

La scena comica è stata quando sono “scappato” da un villaggio con diversi studenti che si dovevano iscrivere al nuovo anno e ovviamente chiedevano aiuti. Finalmente pensavo che avrei tirato il fiato. Ecco invece che dopo una curva mi si para davanti un elefante! Veniva da qualche circo “casalingo”, con un guidatore sulla groppa, e chiedeva l’elemosina… l’elefante! La strada era stretta e non si poteva evitarlo. E lui con la proboscide davanti al mio casco. Ho dovuto dargli 50 taka che ha preso con il naso facendogliele arrivare al guidatore.

Mi è venuto spontaneo commentare: “Ma che paese è il Bangladesh dove perfino gli elefanti chiedono l’elemosina?

Ora finalmente sono in casa, ma non ho neppure cercato di salutare i miei colleghi. Mi son detto: per almeno mezz’ora basta incontrare la gente. Poi Serafino suonerà la campana e troverò “il pollo” ad attendermi. Ma al massimo prenderò una banana e poi andrò a letto a dormire.

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