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A lezione da… S. Francesco Saverio

A lezione da… S. Francesco Saverio
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Ho molto da imparare da S. Francesco Saverio e più vivo la missione, più mi accorgo della ricchezza e dell’attualità della sua storia di vita che, in fondo, è un po’ la nostra. Ci sono alcuni esempi di spiritualità e di missione che il “professore” Saverio ci ha lasciato e che mi fanno bene.

Una prima lezione di vita missionaria è la sua grande amicizia con Sant’Ignazio di Loyola, fonte della vocazione di Francesco. Ognuno di noi, nella propria storia vocazionale, ricorda quel saveriano, quel parroco o quell’amico che ci ha incoraggiato a fare il primo passo per entrare in seminario. Quindi un “bravo” ai Sant’Ignazio del nostro tempo!

Una seconda lezione di vita missionaria è l’intensità. Era un missionario coraggioso, intenso, forte e radicale; non si risparmiava, non si tirava indietro, non si preoccupava della propria felicità e del benessere personale. E questo non solo nei suoi 10 anni di Asia, fatti di viaggi e imprevisti, in tutte le nazioni. Ancora prima, quando era a Venezia, la sua dedizione totale agli ammalati negli ospedali gli aveva causato una stanchezza psicofisica notevole. In fondo anche noi missionari possiamo vivere momenti di stress e di forte stanchezza. Questi imprevisti sono segnali che servono per staccare la spina, fare una pausa, senza abbandonare la meta o desistere.

La terza lezione di vita missionaria è la sua passione per la preghiera. Era un uomo di Dio, ricco di fede e generosità, che riusciva a pregare tutti i giorni e anche in tutti i luoghi. Più si dedicava agli altri, al popolo, agli ammalati, ai fratelli che non conoscevano il vangelo e più pregava e voleva stare con Dio. Anche questo insegnamento è una costante nella nostra vita missionaria. Siamo contemplativi in azione. Prima di essere missionari siamo discepoli e senza la preghiera non riusciamo a essere ciò che siamo.                                                                                          

Un’ultima lezione di vita è la sua capacità di stare con tutti e a tutti i livelli. Riusciva ad avere lo stesso affetto e bontà, attenzione e allegria, sia quando parlava con le persone semplici, sia con principi, governatori e politici. Essere se stessi davanti a qualunque persona, essere coerenti con la propria fede e viverla sempre e ovunque non è solo un valore o una ricchezza, ma una sfida che si accetta, una mentalità che si impara. Nell’inculturazione missionaria, oltre al desiderio di imparare la lingua, di conoscere la cultura, la capacità di relazionarsi con tutti con la stessa coerenza e voglia di fratellanza fa la differenza.

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