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REP.
DEM. DEL CONGO: LA TERRA DEI NOSTRI MARTIRI
1.
DOPO LA TORMENTA SI RICOMINCIA: 1965 -1979
Nel marzo del 1958 p.Giovanni Castelli, Superiore Generale, si reca
in Congo Belga per verificare la possibilità d'un'apertura
in quella nazione per i Saveriani. La visita lo soddisfa, tanto
che nell'ottobre dello stesso anno il primo drappello di figli di
mons.Conforti arriva in Congo. I sei Saveriani, destinati alla futura
diocesi di Uvira, si mettono a disposizione del vescovo di Bukavu
e si dividono nelle varie residenze dei Padri Bianchi.
Il
periodo dell'inizio e gli anni della bufera mulelista sono splendidamente
raccontati da p.Francesco De Zen nel volume "I Missionari Saveriani
nel centenario della nascita del loro Fondatore", edito nel
1965. E a quelle pagine rimandiamo il lettore interessato. Padre
De Zen conclude il suo scritto con queste parole: "La nostra
certezza è che Uvira non è morta; ma che è
stata soltanto purificata d'una grande passione che l'ha disposta
ai nuovi itinerari divini".
Nel
Paese, per tutto il 1965, si registra una lenta ripresa. In diocesi
di Uvira - dove ancora operano quasi tutti i Saveriani del Congo,
con mons.Catarzi come vescovo - si aspetta la schiarita per riprendere
le attività. Nell'Ubembe, le missioni di Baraka e di Fizi,
restano in mano ai ribelli, e sono irraggiungibili. Da Nakiliza
- dove ancora si trovano prigionieri i padri Camorani e Veniero
- nessuna notizia: si sa solamente che i due confratelli sono vivi.
Gradualmente i mulelisti si ritirano sulle montagne, continuando
la resistenza con il metodo della guerriglia.
Nel
frattempo si registra il rientro di numerosi missionari che avevano
dovuto lasciare il Paese durante la ribellione. Il loro rientro
apre il cuore alla speranza. A Kinshasa, il 24 novembre, il generale
Mobutu con un colpo di stato pone termine al vuoto di potere che
si era creato dopo l'esonero di Tshombe dalla carica di Primo Ministro.
Il
primo gennaio del 1966 p.Cima sbarca a Baraka, primo missionario
dopo l'uccisione dei confratelli. Vi trova un villaggio distrutto
e la popolazione ancora rifugiata sulle montagne o nel vicino Burundi.
Dopo qualche giorno, con l'aiuto di alcuni cristiani, può
recuperare le salme di p.Carrara e fr.Faccin. Con la presenza del
padre la vita riprende sul piano materiale e morale.
A
novembre ipadri Camorani e Veniero vengono finalmente liberati.
Finisce così la loro avventura, iniziata nel giugno del '64.
Merito dell'impresa va ai padri Pansa e Cima arrivati a Nakiliza
con una scorta di persone che conoscevano la zona.
Ma all'inizio del 1967 nuove nubi si profilano all'orizzonte. Nonostante
questo, l'attività dei Saveriani non si arresta. Il 7 febbraio
mons.Catarzi invia ai confratelli la Lettera pastorale sulla quaresima,
che ha per titolo: "La Parola di Dio". A Muresha si riunisce
la Conferenza Episcopale del Kivu durante la quale viene approvata
la relazione di p.Domenico Milani sulla nascita e lo sviluppo della
nuova Scuola Superiore di Bukavu, l'attuale ISP.
Durante
il mese di marzo il Superiore Generale è in visita ai confratelli
del Congo. Trova residenze ancora distrutte, chiese rovinate, ma
confratelli al lavoro: la presenza dei padri tranquillizza ed incoraggia
la popolazione. P.Castelli rientra in Italia con alcune preziose
reliquie dei padri Carrara, Didoné e fratel Faccin.
In seguito all'autorizzazione della Sacra Congregazione di Propaganda
Fide il 14 aprile viene canonicamente eretta la Regione Saveriana
del Centro Africa che coordinerà il ministero dei confratelli
che operano nelle diocesi di Uvira, Bukavu, Bujumbura e Bururi (1967).
Durante il mese di maggio mons.Catarzi consacra la chiesa di Mwunga.
Ben presto vi arriveranno le Suore di S.Gemma che sono già
a Bukavu per studiare la lingua. Dopo due anni di assenza rientrano
a Kamituga le Saveriane.
Durante
gli anni 1967-68 il gruppo saveriano in Congo si arricchisce di
nuovi confratelli. Dei "vecchi", quasi tutti sono rientrati,
riprendendo a pieno ritmo le attività ciascuno al proprio
posto di lavoro. Alla fine del 1968 la situazione della diocesi
di Uvira si presenta così: sette parrocchie, una residenza
vescovile, il seminario a Mungombe. I Saveriani sono 28 padri e
4 fratelli. Le suore estere 19.
Otto nuovi confratelli arrivano durante il 1969. Nel frattempo il
Presidente traccia i contorni della nuova Costituzione che prevede,
tra l'altro, l'elezione del Presidente a suffragio universale. Da
questo momento tutto diventa partito, tutto viene etichettato MPR.
Il
10 febbraio del 1970 il piccolo aereo della diocesi cade sulla montagna
poco lontano da Bukavu. Nell'incidente periscono fratel Pirani (il
pilota) e i due confratelli che lo accompagnavano: i padri Guerini
e Luigi Simoncelli. Dopo Pasqua si lamentano incursioni di ribelli
nascosti sui monti. Le zone che vengono colpite sono quelle di Fizi.
Alcuni villaggi vengono bruciati e rapinati. Contemporaneamente
nella piana della Ruzizi viene preparato un vasto programma della
FAO per il rilancio sociale di questa zona. L'aumento della produzione
dovrebbe portare ad un miglioramento delle condizioni di vita. Durante
l'anno vengono concluse le trattative per l'acquisto della casa
saveriana di Bukavu, l'attuale Domus. Subito dopo si darà
inizio ai lavori di ristrutturazione.
Nel
1971 p.Meo Elia, con alcuni tecnici italiani, si stabilisce a Kiryngie,
nella piana, in vista di organizzare qualcosa nel campo dello sviluppo
sociale. In ottobre l'Ufficio politico decide di cambiare il nome
del Paese: non più Congo, ma Zaire, che deriva dal nome del
fiume Nzadi, malamente pronunciato dai portoghesi. Anche l'innoazionale
viene cambiato, mentre la bandiera del partito sostituisce l'antica
bandiera congolese. In forza della politica del ritorno all'autenticità
si cambiano i nomi di tutte le città e di tutte le strade,
e si demoliscono tutti i monumenti eretti durante la colonizzazione.
Nel 1972 la crisi politica aumenta e sfocia in una vera e propria
persecuzione. Il regime, che già in precedenza aveva cercato
di asservire la Chiesa, adesso cerca di paralizzarla sopprimendo
i suoi mezzi di azione: deve essere sradicata, perché ritenuta
strumento di colonizzazione mentale. Primo passo è la soppressione
dei movimenti giovanili, seguita da altri provvedimenti: eliminazione
dei nomi cristiani, dei segni come le croci, delle statue; misure
amministrative, come la soppressione dei corsi di religione, la
nazionalizzazione delle scuole, l'introduzione del JMPR nei seminari,
la soppressione delle trasmissioni religiose.
Nel
frattempo a Kinshasa scoppia un violento conflitto tra Mobutu e
il card.Malula. Quest'ultimo è costretto a lasciare lo Zaire
e rifugirasi per qualche mese a Roma. Si minaccia pure la chiusura
dei seminari minori. Durante i mesi di luglio e agosto avvengono
violenti scontri razziali in Burundi. La piana di Uvira e le zone
di Baraka e Mboko sono direttamente interessate per l'arrivo in
massa di numerosi rifugiati barundi. Si assiste ad una grande opera
assistenziale da parte dell'economato di Uvira.
Il
1973 è l'anno della zairizzazione. Dopo un viaggio del Presidente
in Cina, al suo rientro gli attacchi contro la religione si intensificano.
La religione cattolica è definita "una alienazione mentale".
Il comitato permanente dei vescovi viene soppresso. Si arriva così
all'importante discorso del 30 novembre sulla "zairizzazione".
Tutto il commercio è riservato agli zairesi.
Nel
campo saveriano si registrano i fatti seguenti: il nuovo Superiore
Regionale, p.D'Erchie, intensifica la sua attività e le visite
alle comunità, organizzando periodicamente incontri di zona
con temi e riflessioni che invitano a maggior coerenza tra "quello
che si crede e quello che si vive". Il servizio regionale della
sanità ha invitato i nostri ad assumersi l'incarico della
riparazione dell'ospedale di Fizi. Mentre a Mwenga p.Fellini si
incarica di organizzare l'ospedale con l'aiuto di personale spagnolo.
Grandi iniziative pastorali promosse da mons.Catarzi in preparazione
all'Anno Santo, ed invito a tutte le comunità ad redigere
un programma dettagliato di attività per avvento e quaresima.
Il
1974 è l'Anno Santo, l'anno del Sinodo sull'evangelizzazione.
Il mobutismo diventa religione di stato. Il card.Malula insiste
sulla necessità di "africanizzare" la Chiesa e
si comincia, ad experimentum, a celebrare la Messa in rito zairese.
A Uvira mons.Catarzi promuove la creazione delle CEB. A questo scopo
vengono preparati gli Statuti riguardanti i capi-comunità
e la formazione sistematica delle comunità cristiane.
Il
30 dicembre il partito annuncia la soppressione dell'insegnamento
libero. Seguono altri provvedimenti come l'abolizione del crocifisso
nelle chiese e nelle scuole, la statalizzazione delle scuole cattoliche,
la soppressione della facoltà di teologia e della festa di
Natale.
Agli
inizi del 1975 si registra la forte presa di posizione da parte
della Conferenza Episcopale zairese, con la pubblicazione della
Dichiarazione "La nostra fede in Cristo". La risposta
del Presidente non si fa attendere: il 20 maggio tiene uno dei suoi
grandi discorsi. E così la tensione tra Chiesa e Stato aumenta.
Gli
anni che vanno dal 1977 al '79 registreranno schiarite e collaborazione
tra i due poteri. La Chiesa dello Zaire prende piano piano coscienza
del suo essere Chiesa, ma fa fatica a tirarne le conclusioni per
un vero lavoro di incarnazione. Alcuni vescovi hanno fatto delle
buone analisi della situazione, mancano però ancora delle
vere proposte di azione.
2.
LA LENTA OPERA DI RICOSTRUZIONE SPIRITUALE : 1980 - 1994
a.
La presenza saveriana nello Zaire in quegli anni
Alla fine del 1979 i confratelli che lavorano nella diocesi di Uvira
sono 44, impegnati in dieci parrocchie, nel centro catechistico,
nel seminario minore di Mungombe e nell'economato di Uvira. Nove
confratelli sono impegnati nella diocesi di Bukavu: quattro in parrocchie,
uno alla direzione dell'ISP e due in domus. Quattro Saveriani curano
una parrocchia nella diocesi di Kasongo, mentre p.Turazzi è
a Goma.
Il "blocco saveriano" in diocesi di Uvira, ancora rilevante
alla fine degli anni '70, andrà pian piano sfaldandosi.
L'aumento del clero locale, la presenza di diocesi confinanti più
bisognose di personale e la forte esigenza di dare vita a presenze
più diversificate al di fuori delle strutture parrocchiali,
sono tutti elementi che giustificheranno la nuova politica "espansivista"
dei responsabili della Regione.
Alla fine del 1990 il personale saveriano è così distribuito:
23 confratelli nella diocesi di Uvira, con 7 parrocchie, il Centro
catechistico, l'economato della diocesi e il noviziato saveriano.
Nella diocesi di Bukavu 21 confratelli operanti in 4 parrocchie,
domus religiosa e scolasticato. Nella diocesi di Kasongo 14: in
cinque parrocchie e nel seminario maggiore. Quattro confratelli
nella diocesi di Goma: collaborazione con la cattedrale e le opere
sociali, casa di formazione.
Non
si può parlare di sviluppo numerico e geografico senza accennare
al processo di maturazione che si è operato nei diversi settori:
da quello della pastorale a quello comunitario, dalla necessità
di un'evangelizzazione in profondità, senza dimenticare l'aspetto
di promozione umana, al quale hanno concorso diversi fattori. Anzitutto
le visite quasi annuali della Direzione Generale, effettuate
in occasione delle Assemblee generali, dei Capitoli o per avvenimenti
particolarmente significativi.
Il
secondo fattore si realizza nelle Assemblee annuali, incontri
di zona, come nel lavoro di animazione svolto dalla Direzione Regionale
e con i documenti emessi dai Capitoli. Aiuta pure la lettura del
giornalino di collegamento "Partage". Le Assemblee
annuali sono state sempre un momento di grande fraternità,
di incontro e di scambio su temi e problemi di attualità
religiosa, ecclesiale e socio-politica.
Nel gennaio del 1980, in occasione del Primo Capitolo Regionale,
viene preparato l'opuscolo "Le comunità saveriane
segno e lievito delle comunità
cristiane viventi". In esso, dopo aver fatto una breve
analisi della situazione del Paese, si parte dalle scelte prioritarie
della Chiesa locale per passare alla situazione delle comunità
saveriane e a quale ruolo debbono giocare in seno alla Chiesa locale.
Con
il II Capitolo vengono preparati due documenti: "Il carisma
saveriano a servizio della Chiesa locale", nel quale si
insiste sui mezzi e le modalità per vivere il nostro carisma
a maggior servizio della Chiesa locale; e "Vita fraterna
nelle comunità internazionali": proposte di piste
e attitudini da prendere, tenendo conto della nuova situazione creatasi
dopo l'inizio dell'esperimento delle vocazioni zairesi.
b.
Le vocazioni zairesi
Durante
l'Assemblea del gennaio 1980, presenti due confratelli della Direzione
Generale, i capitolari propongono di iniziare l'esperimento delle
vocazioni saveriane zairesi. Il Superiore Regionale, p.Sartorio,
indice una consultazione generale fra tutti i confratelli. Avendone
ricevuta risposta positiva inoltra la domanda ufficiale alla Direzione
Generale. Ci sono già alcuni candidati al noviziato. In data
19 giugno parte l'approvazione per l'inizio dell'esperimento, che
reca pure, da parte della Direzione Generale, alcune riflessioni-indicazioni
sul salto di qualità che questa decisione comporta.
L'8
settembre del 1982 inizia a Bukavu il noviziato canonico,
sotto la guida del p.Veniero, con tre novizi. L'anno di noviziato
precede il triennio di filosofia. Per questi corsi si pensa al Filosofato
dei Padri Bianchi di Bukavu, mentre per la Teologia si chiederà
ospitalità agli Oblati di Kinshasa. I tre novizi emettono
la loro professione alla fine dell'anno. Il 22 settembre del 1985
p.G. Basuzwa riceve l'ordinazione sacerdotale a Uvira dalle mani
dell'arcivescovo di Bukavu, mons.Mulindwa.
Dal
settembre 1985 p.Montesi e lo studente Katindi Alphonse sono a Youndé,
nuova sede per la Teologia saveriana. I nostri studenti vengono
accettati nella scuola St. Cyprien; mentre l'arcivescovo, mons.Zoa,affida
ai Saveriani la parrocchia nascente di Oyom-Abang. Nell'agosto del
1987 viene ordinato sacerdote p.Katindi, a Kitutu. A partire da
quell'anno la propedeutica (primo anno di formazione) avviene a
Goma. Nel settembre del 1990 viene ordinato a Bujumbura p.Musafiri.
All'inizio
del 1994 la situazione dei confratelli zairesi è la seguente:
sei sacerdoti, ormai tutti in missione; sei in teologia a Yuoundé
e sei in filosofia a Bukavu.
A partire dal momento in cui si decide di accettare vocazioni zairesi,
il tema dell'animazione vocazionale e della formazione, come pure
quello dell'accoglienzadei nuovi fratelli, diventa d'obbligo in
ogni sessione a tutti i livelli. Nel medesimo tempo ci si preoccupa
di preparare il personale e gli ambienti per accogliere le vocazioni,
come pure i testi ispiratori, soprattutto una Ratio Formationis
per la Regione. Ne viene presentato un abbozzo al Capitolo del '93,
che si conclude con la decisione di formare una commissione che
studi e dia una formulazione definitiva.
A
questa commissione viene pure chiesto di redigere un "vademecum"
che serva da guida in mano ai confratelli impegnati nell'accompagnamento
vocazionale nelle parrocchie e nelle case di formazione. Fin dall'inizio
ci si era dati certi principi di semplicità e di inserimento
nell'ambiente della gente povera. Non sempre comunque vi è
stata la possibilità di essere coerenti con questi principi.
Le strutture attuali risultano un poco contradditorie. anche perché
molto spesso la realizzazione è stata lasciata all'iniziativa
e alla sensibilità personale di qualcuno.
Resta sempre attuale il grande problema dei formatori e della loro
qualificazione.
c.
La Chiesa Zairese
Alla fine del 1990 ci sono nello Zaire sei Conferenze Episcopali
regionali, con 47 vescovi residenziali. La popolazione supera i
37 milioni, con il 49% di cattolici. Gli abbés sono 1.708,
mentre i preti religiosi (stranieri e locali) 1.514. I fratelli:
979; le suore 5.260.
E'
difficile stendere un quadro, anche se approssimativo, del ruolo
giocato dalla Chiesa zairese in questi decenni, a partire all'indipendenza
e passando per i torbidi provocati dalla ribellione mulelista, fino
alla situazione attuale di malessere generale causato da vari fattori,
di cui non ultimo la situazione politica ancora in pieno caos.
Come
la Chiesa universale, anche quella zairese esiste per annunciare
il Vangelo. Questo è per sua natura un annuncio che disturba,
perché domanda una conversione, un cambiamento di rotta e
di mentalità. Nessuna meraviglia quindi se anche nello Zaire
ha suscitato reazioni e creato un clima di persecuzione. Confrontata
con sfide diverse, la Chiesa zairese ha cercato di dare una risposta
sia privatamente (con interventi di singoli vescovi), sia ufficialmente
attraverso la Conferenza Episcopale.
Prima
sfida è l'inculturazione. Annunciare il Vangelo significa
inserire-far penetrare la Parola Eterna di Dio e la sua economia
di salvezza in un momento storico e in un luogo geografico. In altre
parole: inserire il messaggio divino in una struttura determinata,
in una società dalle tradizioni e dalla mentalità
ben precise. La Chiesa zairese ha fatto dell'inculturazione la sua
opzione fondamentale: "Lo Zaire non sarà cristiano fino
a quando non avrà assimilato il cristianesimo; cioé,
fino a quando non potrà pensare ed sprimere la sua esperienza
di Cristo in un linguaggio africano. E questa africanizzazione dovrà
essere fatta a tutti i livelli: espressione teologica, struttura,
eloquenza sacra, liturgia, simbolismo" (1974).
Lo
sforzo della Chiesa zairese per realizzare l'inculturazione lo troviamo
negli interventi ufficiali più significativi, come pure in
iniziative personali:
-
il messale romano per tutte le diocesi dello Zaire, chiamato più
comunemente "Rito zairese della Messa", approvato nel
1988;
- il rituale inculturato della professione religiosa, del matrimonio
cristiano, della morte del cristiano;
- nel 1987 è stato creato un "centro degli archivi
ecclesiastici e delle tradizioni africane" per una miglior
conoscenza della storia dell'evangelizzazione dello Zaire e della
conservazione-valorizzazione della cultura zairese.
Un'altra
sfida con la quale la Chiesa zairese è chiamata a confrontarsi
è quella dell'aspetto non solo spirituale della testimonianza
evangelica. Unendo i gesti alle parole la Chiesa zairese ha
sempre accompagnato la predicazione con opere di azione sociale
e di salvaguardia della giustizia. In un paese in via di sviluppo
come è lo Zaire, parlare di promozione umana vuol dire anzitutto
:
insegnare al popolo a riconoscere la propria dignità di
creatura uscita dalle mani di Dio a sua immagine;
far
comprendere che vivere in condizioni infra-umane vuol dire andar
contro il progetto iniziale di Dio;
rendere consapevoli che ogni uomo deve cercare di uscire dalla
sua condizione migliorandola con i mezzi di cui egli dispone.
Fra i segni e gli interventi ufficiali più significativi
in questo campo ricordiamo il forte impegno nel settore dell'educazione
scolastica, come in quello sanitario; la creazione nel 1967 della
commissione "Service ou monde", la cui azione consiste
nell'aiutare la popolazione ad autofinanziarsi attraverso la creazione
di micro-progetti.
Iniziativa
importante della Chiesa zairese è la formazione del laicato.
Essa, attraverso l'organo ufficiale della CEZ, si è sempre
impegnata a promuovere un laicato adulto, competente, resposabile
e cosciente del suo ruolo nella Chiesa e nel mondo.
Il
quadro presentato non sarebbe realista e completo se non si accennasse
anche ad alcuni limiti e lacune proprie di questa Chiesa, in parte
comuni ad altre Chiese africane: non sempre alle analisi fatte,
chiare e precise, è corrisposta una proposta altrettanto
chiara e precisa sulla "rotta" da seguire; molto spesso
gli interventi sono rimasti lettera morta.
Mancanza
di dialogo e di ascolto: per lo più i vari Consigli (dicoesano,
parrocchiale, di settore) sono rimasti solo sulla carta; la presenza
dei laici trova ancora molte reticenze fra coloro che detengono
il potere nella Chiesa; la debolezza di fronte al denaro e la schiavitù
provocata dalla facile accettazione di doni, aiuti; un culto non
sempre illuminato sul passato, che non ha evitato di ripetersi anche
in seno alla Chiesa, con manifestazioni di tribalismo, tradizionalismo
e ricerca dell'esteriorità, piuttosto che dei veri valori.
p.
Simone Vavassori
(da
AA.VV., I Missionari Saveriani: nel centenario della fondazione,
Parma 1996)
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