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IL
DISCORSO DI PALERMO
Nel
settembre 1924 si tenne a Palermo il Congresso Eucaristico Nazionale.
G. M. Conforti tenne a detto congresso una relazione su "L'Eucaristia
e le Missioni Cattoliche".
Degno di nota nel discorso è in particolare:
- Eucaristia vitalità per la missione e forza del Missionario.
- L'esaltazione della donna e in particolare della suora missionaria.
- Eucaristia e fraternità universale
G. Roncalli scriverà una lettera al Conforti congratulandosi
per il discorso.
L'Eucarestia
e le Missioni Cattoliche
Discorso
pronunciato da Monsignor Guido M. Conforti
Arcivescovo-Vescovo di Parma
Presidente dell' Unione Miss. del Clero Italiano
al Congresso Eucaristico Nazionale di Palermo
il giorno 6 Settembre 1924
Eminentissimi
Principi
Eccellentissimi Presuli
Egregi Signori,
Debbo
innanzi tutto, a nome dell'Unione Missionaria del Clero, a cui presiedo,
porgere vive azioni di grazie a Sua Eccellenza il Presidente del
Comitato permanente dei Congressi Eucaristici Nazionali per aver
voluto che in queste solenni assise fosse inserito fra gli altri
il tema: l'Eucarestia e le Missioni Cattoliche.
In particolare poi , debbo esprimere al Presule insigne i sensi
del grato mio animo per avere commesso a me l'alto onore di far
tributo della mia povera parola in questo amplissimo Consesso, benchè
senta di dover dichiarare che la scelta non è stata felice.
Altri
meglio di me avrebbe potuto soddisfare al non facile incarico, pel
quale si richiederebbero la mente ed il cuore di un De Jacobis,
di un Massaja, di un Comboni. Ho risposto nondimeno all'invito con
deferente ossequio, pensando che se non soddisferò all'aspettazione
vostra, la colpa non sarà poi tutta mia.
E per entrare, senza altri preamboli in argomento, asserisco che
nessun tema poteva meglio convenire alla solennità di questa
circostanza, perchè nessun'altro tema ha rapporti più
intimi col trionfo dell'Eucarestia.
Noi ci siamo qui raccolti per avvisare ai modi più pratici
ed efficaci onde consolidare il Regno Eucaristico, in questa nostra
Italia, da cui si è cercato e si cerca di bandire Cristo.
Ma egli deve regnare anche sopra tanti popoli che ancor giacciono
nelle tenebre e nelle ombre di morte. I nostri voti più ardenti
in questo momento debbono dunque essere rivolti anche ad affrettare
lo avvento del fausto giorno, vaticinato da Cristo in cui tutti
gli uomini saranno sua conquista e faranno parte del suo regno.
Dobbiamo dunque augurarci di gran cuore che questo imponente Congresso
Nazionale sia destinato a ricordare nella storia dei Congressi Eucaristici
una fausta data, che segni un passo innanzi verso quel giorno auspicato.
E chi può rigenerare il mondo, conquistarlo al Vangelo, se
non Colui che dopo averlo meravigliosamente creato, più meravigliosamente
ancora lo ha redento e vuole che i frutti di questa sua redenzione
a tutti si estendano?
"Questo
è il mistero della divina volontà", scriveva
l'Apostolo agli Efesini, che per Gesù Cristo Verbo incarnato
ogni cosa venga restaurata in cielo ed in terra" Ma dove è
Gesù Cristo? E' nel Sacramento Eucaristico. Ed è proprio
l'Eucarestia il mezzo più efficace, lasciato da Lui alla
sua Chiesa per attrarre a se le genti ed esercitare la sua azione
salutare: esso è per eccellenza il vincolo della cattolica
unità.
Portiamoci col pensiero al Cenacolo di Gerusalemme, la sera della
vigilia del gran ,dramma del Calvario. Colà si è celebrato
il primo Congresso Eucaristico, e noi vediamo Gesù, vediamo
pochi uomini, che fanno la S. Comunione e sono gli Apostoli. Non
passano molti giorni e quei pochi uomini corroborati dal pane dei
forti e ricevuta la pienezza del Divino Spirito, muovono da quello
stesso Cenacolo a propagare il Regno di Dio. Ciò che allora
avveniva, continua a succedere; anche oggigiorno, chi sostiene l'Apostolo
nell'arduo suo cammino, chi suscita il Missionario è l'Eucarestia.
Tutto quello che di bello, di grande, d'eroico ammiriamo nell'ordine
morale, lo si deve alla virtù, alla forza sovraumana dell'Eucarestia;
ma questo in particolar modo, si manifesta nel campo dell'Apostolato.
L'Eucarestia è vita e l'Apostolato vive di questa vita divina.
E poichè ogni vita è energia e l'energia s'irradia
influenzando le cose che le stanno attorno, così la vita
che pel Missionario dall'Eucarestia prende il suo alimento, ha palpiti
immensi e sono i limiti per essa troppo angusti una parrocchia,
tiri paese, una città, una nazione.
Egli la vuol portare al di là dei mari, a popoli infedeli,
a mille e più milioni di uomini che ancor non conoscono ed
amano Gesù Cristo. Il Missionario, che ogni giorno offre
all'Eterno la vittima divina, che per noi si sacrifica sull'altare,
si sente come spinto da una forza irresistibile a far sacrifizio
pel fratelli di quanto ha di più caro. Fa sacrificio della
patria, dei genitori, degli amici e sogna la croce piantata sopra
barbare terre circondate da tribù rese miti dal Vangelo;
sogna un popolo conquistato a Cristo, mentre anela a suggellare
il proprio apostolato col martirio.
E quando pure non ottiene di fatto la gloria dei martiri, ne consegue
però il merito, dopo una vita più o meno lunga, che
è per se stessa un martirio lento e penoso. "Che importa
che il corpo senta disagi e subisca privazioni d'ogni genere, mi
scriveva anni or sono un mio Missionario, se l'anima confortata
ogni giorno dal Sangue della Vittima divina è in gaudio?
". E il Missionario attende dalla Eucarestia tutto il frutto
dei suo apostolato.
Egli nell'abbandonare ogni cosa sperimenta l'efficacia di quelle
parole: non relinquam vos orphanos... ego vobiscum sum omníbus
diebus usque ad consummationem saeculi. Tutto questo vede avverato
nell'Eucarestia. La prima cosa che egli fa, appena pone piede in
un terreno vergine, ove mai giunse il banditore della buona novella,
si è quella di erigere un altare per celebrare il Divin Sacrifizio
ed invocare su quelle contrade la virtù del Sangue redentore
Poco importa che questo altare sorga entro una misera capanna ovvero
sotto le umide volte di una spelonca, od all'ombra di un palmizio.
E' la stessa vittima che colà si sacrifica e che si offre
sui nostri altari fulgenti di marmi preziosi, ammirabili per arte.
E' la stessa vittima che si offriva nello squallore delle catacombe;
che diciannove secoli or sono si offriva sul Calvario e continua
a produrre gli stessi effetti meravigliosi frutti di salute e di
redenzione. Il Missionario deve portare Cristo a quei popoli, renderne
ad essi quasi accessibile la maestà, la potenza, la grandezza
e sopratutto l'amore. Ed egli ottiene tutto questo meravigliosamente
a mezzo dell'Eurarestia.
Ed i novelli Cristiani vengono dalle più lontane contrade
per assistere, a costo di inauditi disagi, all' incruento Sacrifizio.
"Fanno più centinaia di chilometri, scrive Padre Morazzoni
dell'Istituto, Parmense, la più parte a piedi, taluni sopra
di un giumento, per portarsi la Domenica alla Chiesa; sono vecchi
cadenti appoggiati al bastone, sono giovani, sono madri recantisi
al collo il bambino di pochi mesi, che si veggono il sabato sera
arrivare alla Chiesa. Si confessano e la mattina si accostano, al
banchetto Eucaristico, Dio sa con qual desiderio e fervore ".
E la capanna, la tenda che serve ai convegni Eucaristici non tarda
a tramutarsi in Cappella, in Chiesa dalle forme artistiche, in tempio
dalle proporzioni grandiose. Attorno a quel tempio sorgono case
che ben presto si moltiplicano, si convertono in paese, in città.
E così quante città dell'antico e del nuovo mondo
sono sorte intorno al Santo Tabernacolo, perchè l'Eucarestia
è vincolo d'unione, che affratella gli animi, li unisce nella
carità di Gesù Cristo, che rende lieta e prospera
la stessa convivenza sociale!
Da tutto questo appare chiaro che anche i popoli infedeli, quando
vien loro parlato del mistero dell'Eutarestia, benchè così
sublime, così incomprensibile, sentono commuoversi, credono
ed adorano e si avvera quello che dei discepoli di Emmaus: et cogoverun1
eum in fractione panis. Attraverso l'Ostia bianca essi pure intravedono
il dovere della purezza del sacrifizio, della carità fraterna,
si sentono come trasformati in altri uomini.
" E' ammirabile la devozione che cristiani del Kenia, scrive
un Missionario di quelle lontane contrade, hanno per l'Eucarestia.
Al sentir parlare dell'ineffabile mistero sbarrano tanto d' occhi
e fanno le più alte meraviglie, non potendo comprendere come
un Dio d'infinita grandezza possa abbassarsi al punto di farsi cibo
delle sue creature. Ma subentra tosto l'ammirazione e l'amore ed
appena sono ammessi alla Comunione, chiedono con insistenza di poterla
fare ogni giorno. Davvero che l'unione di Gesù Eucaristico
coll'uomo trasforma questa misera creatura, la divinizza ".
Il segreto della vitalità delle nostre Missioni è
da ricercare nella Eucarestia. Scuole, collegi, catechisti, ospedali,
dispensari farmaceutici, orfanotrofi, sono senza dubbio mezzi di
penetrazione, ma senza l'Eucarestia anche questi mezzi non darebbero
frutti di vita eterna. Basta dare uno sguardo al Protestantesimo
per convincersene all'evidenza. Ad onta dei milioni di dollari di.
cui dispone in copia, del numero stragrande dei suoi ministri, della
protezione dei rispettivi governi, esso rimane pressochè
sterile e stazionario; a lui manca la divina vitalità che
-deriva dall'Eucarestia.
Ben sappiamo che di continuo va escogitando nuovi mezzi di evangelizzazione
e di penetrazione, ma per noi Cattolici non ve ne ha che uno che
meriti indiscutibilmente la preferenza ed è la frequente
partecipazione al banchetto Eucaristico, sorgente di luce, di forza
e di vita. Al bestemmiatore che dice morto il Cattolicesimo, rispondono
le turbe sempre crescenti dei devoti che si prostrano davanti a
Gesù Sacramentato, anche nelle più remote e barbare
contrade. Come ben si avvera la profezia di Malachia vaticinante
che dovunque, dall'oriente all'occidente, si sarebbe innalzata un'ostia
sola, una sola vittima, e questa monda e gradita al Signore.
E quando anche per quei novelli convertiti alla Fede, come già
per primi nostri padri, suona l'ora della prova, l'ora della persecuzione,
essi pure, perseverantes infractione panis, attingono dal pane degli
Angeli la forza del martirio Noi vediamo donne imbelli donzelle
delicate e perfino fanciulli penetrare coraggiosi nelle carceri
per portare ai Confessori di Cristo il viatico, per l'eternità.
Noi vediamo ripetersi atti tali di eroismo che umanamente non si
possono spiegare e ci riportano d'un tratto all'era gloriosa dei
martiri.
Il Beato Teofano Venard giace fra le ritorte del carcere ed ha già
ricevuta la sentenza di morte, non d'altro reo che d'aver predicata
la Fede di Cristo agli Annamiti. Una vecchia vergine di nome Kin,
facendosi strada tra i soldati, che circondano il carcere, giunge
sino al Venard e gli consegna la scatoletta contenente il Santo
Viatico. Egli appena l'ha ricevuta che i soldati accortisene gliela
strappano e, la consegnano ad un capitano. Il Venard spaventato
per il pericolo di profanazione, a cui era esposto il Corpo di Cristo,
chiama tosto in soccorso la vedova Nghien, che intrepida con pericolo
della propria vita, si presenta al Capitano e con tono pieno di
convinzione gli grida Se osate toccare il Viatico del mio Padre
Spirituale, voi e tutta la vostra famiglia morrete di morte subitanea.
Il Capitano atterrito restituisce all'eroica donna la preziosa scatoletta.
Nel Chen-Si Settentrionale infuria contro dei Cristiani la persecuzione
del 1900 suscitata dal terribili Boxer. Editti di morte vengono
promulgati ovunque contro i seguaci della Religione di Cristo. Un
villaggio intiero, che aveva abbracciata la Fede, viene circondato
dai soldati del Mandarino decisi di far strage di quanti non avessero
abiurata la novella Religione. Quei coraggiosi Cristiani non cedono
alle minacce, e quasi a protesta della loro Fede, si raccolgono
tutti nella Chiesa che vien tosto incendiata dai Boxer. Ed essi
muoiono abbruciati intorno all'altare del Dio dell'Eucarestia, a
cui generosamente offrono in olocausto la loro vita.
Ed a fianco del Missionario, abbiamo la Suora Missionaria, questa
pura e sublime poesia del bene, che mantiene la santità del
sacrifizio fra i più duri cimenti, in continuo contrasto
colla sua natura delicata e debole.
La Mitologia ci racconta che Achille fu il più coraggioso
degli eroi omerici, perchè Chirone lo aveva nutrito di midollo
di leoni. Di ben più sostanzioso alimento si nutre la Suora
Missionaria. Ogni giorno si accosta alla fonte, alla sorgente dell'energia
e della forza, si pasce del pane che fortifica i martiri, e quindi
cessa di appartenere al sesso debole per appartenere alla schiera
dei forti, degli eroi.
La storia della Chiesa è sempre la stessa. Essa ci mostra
uno stuolo immenso di vergini formatosi a quel Sacrum Convivium
in quo Christus sumitur ed anche ai giorni nostri, per parlar solo
di quelle che pei vasti campi dell'apostolato si prodigano al bene
materiale e morale dei poveri infedeli, esse sono oltre 20.000.
Candido esercito che s'impone al rispetto ed all'ammirazione d'ogni
anima ben nata, anche di coloro che non hanno la sorte di credere,
ma che in fondo al cuore nutrono un culto per tutto ciò che
è nobile e grande. Esse sono il fior della Chiesa, l'onore
del loro sesso, il vanto, dell'umanità.
La donna, che è l'espressione più bella dell'affetto,
del sentimento, ha sempre profuso in seno alla famiglia ed alla
società tesori di bontà e di amore, perché
meglio d'ogni altro nell'accostarsi al Santo Altare, comprende il
linguaggio di quella carità divina che infiamma e dilata
il cuore. E di là essa parte disposta alle grandi dedizioni,
ai sacrifizi umili ed oscuri.
La donna veramente forte si forma ai piedi dell'altare. E noi nel
campo delle Missioni la vediamo intenta alle cure più laboriose,
negli asili d'infanzia, tra le corsie degli ospedali, tra la polvere
delle infime scuole, in cerca di fanciulli morenti da battezzare,
o da sottrarre alla morte, strappandoli per poche monete all' ingordigia
di genitori insensati e crudeli E quando si leva, come spesso avviene,
il vento furioso della persecuzione, noi la vediamo affrontare intrepida
il martirio. Basta leggere le relazioni delle nostre Missioni per
andarne convinti.
Non potrò mai dimenticare un episodio toccante della surricordata
persecuzione cinese del Chen-Si Settentrionale del 1900 Sette Suore
Missionarie Francescane caddero nelle mani del feroce jusien, generalissimo
dei Boxer, il quale, non avendo potuto smuovere la loro fermezza
inducendole a rinnegare la Fede, le condannava alla decapitazione.
Osservate le intrepide Vergini là innanzi al Tribunale del
Mandarino, ascoltare impavide la lettura della sentenza di morte.
Anzichè impallidire, vacillare un istante, intonano subito
dopo il Te Deum e cantando l'inno della lode e del ringraziamento
al Signore che le aveva fatte degne di versare il loro sangue per
lui, si avviano al palco ferale, ove lasciarono il capo sotto la
mannaia del carnefice.
Se dagli effetti si conosce la natura della causa che li produce,
come è indubitabile, esse sono una prova, una apologia eloquente
della divinità dell'Eucarestia.
Questi sono i frutti che essa ha sempre prodotto dai primi giorni
del Cristianesimo a questi nostri. L'Eucarestia quindi è
la forza, la vitalità delle nostre Missioni, perché
da essa deriva il coraggio e la virtù ai mille e mille martiri,
che col sangue fecondano quelle incipienti cristianità, che
poi si convertono in Chiese fiorenti, piene di rigoglio e di vita
da ricordare le più antiche e ,gloriose, di cui ci parla
la Storia Ecclesiastica.
Non deve quindi recar meraviglia che il Decreto "Sancta Tridentina
Synodus" emanato dall'Angelico Pio X, il Pontefice dell'Eucarestia,
sia stato accolto con entusiasmo in tutte le lontane Missioni, e
tradotto in tutte quelle disparate lingue ed in molti dialetti.
Tutti i Vicarii Apostolici sono concordi nell'asserirlo.
"Dal giorno benedetto in cui fu promulgato il Decreto, scriveva
Mons. Nunsch, Vicario Apost. di Bagamajo, il numero delle Confessioni
e Comunioni salì a tale cifra, che i padri si lagnano di
essere sopraffatti dal lavoro e si veggono costretti a rimandare
ad altro giorno le confessioni con grande loro pena ).
E lo stesso Monsignore ascrive a questa frequenza al Banchetto Eucaristico,
il fiorire delle vocazioni ecclesiastiche nei giovani e delle vocazioni
religiose nelle fanciulle. " In regola generale, scrive Mons.
Grison Vicario Apost. delle Falls, i Cristiani che abitano presso
la residenza dei Missionario si comunicano ogni tre settimane, ovvero
ogni quindici giorni. Molti si accostano ogni domenica ed alcuni
più fervorosi più volte la settimana. La più
alta media delle Comunioni fatte da ogni Cristiano, ci è
data dal Vicariato Apost. del Nianza meridionale.
Su 15.000 Cristiani, i Missionari registrarono nel 1911 ben 487.909
Comunioni, il che dà circa 32 Comunioni all'anno per ogni
Cristiano.
Così pure dal resoconto delle 50 Missioni della Cina pel
1919 risultano più di 15 milioni di Comunioni su due milioni
di convertiti sparsi fra oltre 400 milioni di pagani. Numero ingente
se si considerano le difficoltà che debbono incontrare i
novelli Cristiani per accedere al Missionario, che sol poche volte
all'anno può recarsi nei rispettivi distretti. E se noi potessimo
avere anche le statistiche precise delle altre Missioni del mondo
cattolico, avremmo a rallegrarci di cifre non meno consolanti.
Beati dunque quei novelli cristiani, che sentono il bisogno ed il
dovere di domandare al Santo Tabernacolo il lievito della vita soprannaturale,
la candida particola che li fa partecipi della vita stessa di Cristo.
E noi intanto che cosa faremo per estendere i confini del Regno
Eucaristico?
Leggiamo nel libro degli Atti Apostolici che il sublime Apostolo
delle genti, traversata la Misia e disceso a Troade, ebbe una visione.
Gli apparve un uomo di Macedonia, pregandolo così: Passa
in Macedonia ad aiutarci. Parmi in questo momento che anche i popoli
infedeli, giacenti nel profondo dell'abiezione morale, stendano
a noi supplichevoli le mani e ci gridino: Venite presto in nostro
aiuto.
Ora io mi domando: che cosa è questo imponente Congresso
Eucaristico e che cosa si propone? E' un cenacolo ove pure è
presente Gesù Cristo sotto i veli Eucaristici e noi qui siamo
venuti per contemplarlo, per ascoltarlo e poi come gli Apostoli
escire per farlo conoscere ed onorare anche da coloro che ancor
non lo amano, perché non lo conoscono. Ora che cosa ci dice
Cristo in questo momento solenne? Alias oves habeo quae non sunt
ex hoc ovili et illas oportel me adducere et fiet unum ovile et
unus Bastar. Noi dunque, ripeto, dobbiamo volere che il suo
Regno, regno di tutti secoli e di tutte le nazioni, si concentri
e si completi nell'unica gente eletta, nell'unica famiglia, nell'unico
popolo che è il popolo cristiano.
Noi dobbiamo volere che tutte le invenzioni del genio umano, tutte
le scoperte meravigliose dell'età nostra, tutto il progresso
che ci allieta, serva anche al compimento dei disegni di Dio, che
vuol salvi tutti gli uomini per la stoltezza della sua croce. "Non
vi ha distinzione di Giudeo e di Greco, perché lo stesso
è il Signore di tutti, ricco per tutti coloro che lo invocano
(Rom. X-12). Così diciannove secoli or sono l'Apostolo Paolo
condannava il nazionalismo separatista, esclusivista e proclamava
solennemente ai Romani il principio nuovo del nazionalismo cristiano,
fondato sulla fratellanza universale proclamata da Cristo, sull'origine
divina della specie umana e sul fatto misericordioso della redenzione.
La sovranità di Cristo non si limita al santuario della coscienza,
all'ambito ,della famiglia, ai confini di una nazione, essa si estende
a tutto il mondo; essa trascende tutti i diritti nazionali, tutte
le ragioni di stato, tutte le esigenze politiche. A Lui dal Padre
suo celeste furono date in eredità tutte le genti. E come
contribuiremo all'avvento di questa sovranità universale?
Innanzi tutto colla preghiera, che fa dolce violenza al cuore di
Dio. La preghiera è santa, è potente, è efficace
in sé, ma quando si eleva all'Eterno assieme alla preghiera
di Cristo Eucarestia, che è dentro di noi e prega con noi,
allora diventa onnipotente.
Qual momento più propizio di questo per pregare per la dilatazione
del Regno di Dio, ripetendo le parole dell'orazione domenicale:
adveniat regnum tuum E' al 'banchetto eucaristico che noi dovremmo
provare più forte del solito il sentimento di quella fraternità
universale che per ogni cristiano è un imprescindibile dovere
e pensando a tanti nostri fratelli secondo la carne che non hanno
la sorte incomparabile di partecipare con noi alla mensa degli Angeli
e di gustare le stesse nostre delizie, dovremmo provare un senso
di profonda tristezza e rivolgere al Signore le parole che a lui
mesta e fidente rivolgeva la Vergine alle nozze di Cana: vinum non
habent.
Guarda o Signore a tanti milioni di fratelli, che soffrono sete
di giustizia, di verità, di pace, di amore. Vinum non habent.
Manca loro il vino soprasostanziale che infonde vigore, che preserva
dalle infermità, che infonde gaudio e letizia al cuore. Venga,
o Signore, tra di essi il tuo regno, Adveniat Regnum tuum Eucharisticum.
Nessun fedele dovrebbe accostarsi alla Mensa Eucaristica, nessun
Sacerdote dovrebbe ascendere al Santo Altare senza innalzare a Dio
questa doverosa preghiera.
Dobbiamo in secondo luogo contribuire alla sovranità universale
di Cristo col contributo del nostro obolo generoso, favorendo le
opere e gli Istituti Missionari a questo ordinati. Vengono innanzi
tutte le opere Pontificie: l'Opera della Propagazione della Fede,
della
Santa Infanzia e di San Pietro Apostolo per la formazione del Clero
indigeno. Non intendo di fermarmi sopra di ciascuna di esse in particolare,
sapendo di parlare a chi già ben le conosce. Mi limito solo
ad osservare che innumerevoli sono i bisogni delle Missioni Cattoliche
ai quali esse debbono far fronte. Sono indispensabili residenze,
Chiese, Seminari, scuole, orfanotrofi, ricoveri per la vecchiaia
abbandonata, dispensari farmaceutici; quanto insomma è necessario
per esercitare in quelle barbare contrade opera di penetrazione.
E donde i mezzi per tutto questo? Il Missionario nulla può
attendere, o ben poco, da quelle contrade misere moralmente e materialmente
e tutto attende, dalle opere suaccennate e da altre ancora di iniziativa
particolare. Tutto attende da noi. Ed egli ha diritto all'aiuto
nostro dopo d' aver fatto sacrifizio a, Dio di tutto quanto possedeva
per la più grande delle conquiste.
E' stato detto che questo secolo passerà ai posteri coll'appelativo
di secolo dell'Eucarestia, e sta bene, ma lo congiunge, quasi a
corollario, che anche con un altro appellativo deve passare alla
posterità; coll'appellativo di secolo delle Missioni Cattoliche.
Sono due concetti che non si possono e non si debbono disgiungere.
Non si può effettuare il trionfo completo del Regno Eucaristico
senza l'opera del Missionario che ne estenda i confini. E' oramai
tempo che i Sacerdoti, innanzi tutto, abbraccino col loro zelo tutto
quanto, il mondo, per condurre tutte le anime a Cristo. E benchè
non tutti siano chiamati a combattere al mistico fronte di questo
regno, perchè bisogna conservare ben anche le posizioni acquistate,
tutti nondimeno sono tenuti a venire in aiuto dei generosi confratelli,
che fra disagi e pene di ogni genere, lottano contro la barbarie
e la superstizione.
Sul mondo assiderato dall'egoismo è necessario che passi
una corrente di fuoco, una corrente di amore che spenga gli odii
e le discordie e tutti muova all'affratellamento dei popoli, perchè
questo è il volere di Dio. E questa corrente deve partire
per opera nostra, come da sua naturale sorgente, dall'Eucarestia
e fecondare ad ubertà le terre infedeli. Anche al poveri
infedeli Gesù Cristo rivolge le consolanti parole: venite
ad me omnes qui laboratis et onerati estis et ego recifiam vos.
Ad essi anzi in particolar modo le rivolge. In questo mondo egli
si trova non solo nell'Eucarestia, ma ben anche nella persona dei
poveri, degli afflitti, dei derelitti. Ma chi più povero
dei miseri infedeli, spogli della veste della grazia santificante,
straziati da profonde piaghe morali, privi della luce della fede
e dei conforti della carità fraterna e segregati dal mondo
civile? I poveri infedeli sono i parvoli morenti per fame ed inedia,
che domandano pane e non vi è chi loro lo spezzi.
Ma, anche per essi è suonata l'ora della riscossa, l'ora
della redenzione ed una schiera di anime generose che sempre più
cresce, muove in loro soccorso, e sono i nostri intrepidi Missionari.
Essi, come è stato scritto genialmente, sono gli esploratori
avanzati che vanno in cerca non già di oro, ma di anime per
toglierle al demonio e consegnarle a Dio. Essi sono i soldati che
non contenti idei servizii di guarnigione nelle terre già
conquistate, partono volontari per il fronte del regno di Dio per
combattere la più santa delle battaglie.
Essi sono i fanti valorosi, umili e sconosciuti che vanno a sotterrarsi
in una mistica trincea sperduta nel centro dell'Africa, o sugli
scogli di un'isola barbara dell'Oceania per minare da vicino, con
un lavoro costante e paziente, le fortezze sino ad ora inespugnate
del paganesimo e dell'inferno.
Essi sono gli arditi degni veramente d'ammirazione, che da ideale
vanno con rapiti da un santo ideale, vanno con in pugno la Croce
di Cristo a dar la vita, se sarà necessario per il loro divino
Capitano, il Re immortale dei secoli. Io vorrei che il loro esempio
trovasse numerosi imitatori tra i migliori figli di questa nostra
terra, madre sempre feconda di eroi e di santi. Si tratta della
più grande, della più giusta, della più santa
delle imprese, pel cui successo sta garante una promessa divina.
E noi non potendo seguire personalmente questi generosi, questi
forti, questi intrepidi soldati di Cristo, aiutiamoli almeno colle
nostre preghiere e col nostro obolo al compimento delle loro gloriose
imprese.
Forse si ignora da tanti, o si dimentica che il Protestantesimo
non si è mai levato così minaccioso contro la Chiesa
come ai giorni nostri, per impedire, se fosse possibile, la sua
espansione. Esso può ora vantare più di 25.000 Ministri
sparsi nelle terre infedeli, e dispone ogni anno per la loro propaganda
di oltre 6oo milioni di lire contro 120 milioni, o poco più,
dà cui possono disporre le Missioni Cattoliche. E' vero che
solo a favore dell'Apostolato della Chiesa sta la benedizione di
Dio, che lo rende fecondo, ma non è meno vero che noi dobbiamo
cooperare a questo apostolato e non lasciarci rimorchiare dai figli
delle tenebre, che purtroppo ci sopravanzano in generosità.
E' triste il dover constatare che i nostri Missionari lottano coi
bisogni quotidiani della vita, e mentre le nostre Missioni fioriscono
bensì per sempre crescente numero di novelli Cristiani, offrono
nondimeno l'aspetto dello squallore e della miseria. Quanta povertà
regna nelle loro Chiese; sono bene spesso capanne ove noi non abiteremmo
neppure per poco. Eppure sono egualmente l'abitazione della maestà
di Dio. Per l'onore del nome Cattolico, per la dilatazione del regno
di Dio, per la salvezza di tante anime, deve cessare questa anomalia,
questo stridente contrasto; e cesserà senza dubbio colla
massima facilità, sol che il vogliamo.
Cesserà quando tutti gli adulti avranno dato il nome all'Opera
della Propagazione della Fede e di S. Pietro Apostolo per la formazione
del Clero indigeno; quando tutti i nostri fanciulli si saranno ascritti
all'Opera della Santa Infanzia; quando tutti i nostri venerandi
Sacerdoti faranno parte dell'Unione Missionaria del Clero per zelare
tra i fedeli le opere missionarie e far conoscere la grandezza dell'Apostolato
Cattolico. A questo c'invita il Vicario di Cristo e nessuno, sia
esso Sacerdote o laico, può rifiutarsi a questo invito, perchè
la diffusione del Vangelo tra le genti non è altro che una
grande battaglia della Chiesa contro lo spirito delle tenebre e
dell'errore.
E siccome alla buona riuscita di una battaglia concorrono, non,
i soli generali ed ufficiali, ma anche i semplici soldati, così
alla diffusione del regno di Dio, che è il regno della verità
e della giustizia, debbono concorrere anche i semplici fedeli. Voglia
il Cielo che l'Italia nostra, memore delle gloriose sue tradizioni,
sia sempre in questa santa gara all'avanguardia delle nazioni cattoliche.
E' un vanto a cui non può rinunciare; è un dovere
a cui non può sottrarsi, avendo la sorte incomparabile di
possedere il centro della cattolica unità, da cui parte la
luce della Fede e della Civiltà cristiana ad illuminare il
mondo.
Se
questo imponente Congresso Eucaristico Nazionale, a cui auguro frutti
copiosi e duraturi, non ottenesse altro frutto che questo, di risvegliare
in tutti uno zelo maggiore per la diffusione del Regno di Dio, questo
solo basterebbe a perennarne in benedizione il ricordo nella storia
dei Congressi Eucaristici.
©P.
Franco Teodori (a cura di) Guido Maria Conforti, "L'Eucarestia
e le missioni cattoliche: Discorso pronunciato al Congresso Eucaristico
Nazionale di Palermo il 6 settembre 1924", in Unione missionaria
del clero, Roma, Procura generale saveriana, 1978 pgg. 484-495.
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